[11/05/2006] Consumo

La Toscana protagonista nell´acquacoltura

FIRENZE. La «coltivazione» dei pesci o più appropriatamente l’acquacoltura (cioè l’insieme di attività relative alla fauna ittica che si realizzano controllando le fasi di sviluppo e l’ambiente di allevamento) può diventare un importante settore di sviluppo per l’economia della Toscana? La risposta è sì, secondo l’assessore all’agricoltura Susanna Cenni (nella foto), intervenuta alla giornata inaugurale della Società europea dell’acquacoltura che sta tenendo il suo annuale meeting, «Aqua 2006», alla Fortezza da Basso di Firenze, la cui conclusione è fissata per sabato 13.

«Sull’acquacoltura occorre investire e la Toscana lo ha fatto. E’ una risorsa importante – spiega Susanna Cenni – e anche un argine contro il prelievo massiccio e la pesca intensiva che si fa in alcuni mari, non senza gravi conseguenze per l’ecosistema e l’ambiente. Anche l’acquacoltura può comunque avere un suo impatto ambientale. Occorre dunque investire per potenziare le strutture e la ricerca, per incentivare nuove tecnologie e migliorare la qualità del prodotto, per accrescere naturalmente la competitività delle imprese e degli imprenditori».

L’area di Orbetello per spigole ed orate e quella della Garfagnana per le trote sono le due zone toscane dove è maggiormente sviluppata questo tipo di attività. Attualmente in Toscana si parla di 4000 tonnellate l’anno di prodotto di pregio e quindi non si tratta più di un settore di nicchia nel quadro delle risorse zoootecniche regionali. Si tratta di un settore destinato a grandi sviluppi nei prossimi anni, perché la domanda di pesce cresce in maniera consistente fin dagli anni ’70, mentre la quantità di pescato si contrae per l’inquinamento e dei sistemi di pesca irrazionali. Nel 2000 la Toscana con una legge regionale che ha finanziato proprio la ricerca e l’innovazione ha contribuito ha migliorare il prodotto ed il controllo sull’impatto ambientale degli allevamenti. L’assessore Cenni afferma infine che l’attenzione della Regione si dovrà concentrare sui mangimi per trovare soluzioni alternative alla farina di pesce che garantiscano qualità e sicurezza dei prodotti.

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