[12/05/2006] Comunicati

«Senza integrazione economia-ecologia, l´ambiente non migliora»

ROMA. Il rapporto Ambiente Italia 2006 presentato ieri a Roma fotografa un Paese quasi immobile, ma pone anche una serie di linee guida e di interventi che secondo titolari dell’istituto di ricerche Ambiente Italia sono “immediatamente cantierabili” dal nuovo governo. «A livello generale non possiamo che notare – spiega il rappresentante dell’istituto di ricerca, Duccio Bianchi (nella foto), che ha curato il volume – che in questi ultimi anni c’è stato in campo ambientale una fase di progressivo immobilismo, per cui in molti campi si accumulano gravi ritardi e anche le situazioni di eccellenza esistenti si stanno indebolendo».

In campo energetico sono due gli elementi da sottolineare secondo Ambiente Italia: «L’efficienza energetica dell’economia italiana che era molto buona negli anni ‘80-‘90, ora è declinata e l’intensità energetica italiana (ovvero la quantità di energia necessaria per unità di prodotto, ndr) è oggi peggiore rispetto alla media europea. Il secondo punto riguarda le fonti rinnovabili: a metà degli anni Novanta l’Italia era uno dei principali produttori mondiali, sia per il solare fotovoltaico sia nel campo dei biocombustibili. Oggi invece il ruolo del nostro Paese è lontanissimo dai livelli medi europei per il solare termico, ed è marginale sui biocarburanti. Anche dove la situazione è migliorata come numeri assoluti, per esempio nell’eolico, la distanza dai paesi leader invece che ridursi si è allargata».

Per il rappresentante dell’istituto Ambiente Italia c’è quindi «una contraddizione lampante tra il voler spingere le politiche di riduzione dell’effetto serra, e contemporaneamente non far niente per incentivare l’efficienza energetica: anzi si fa crescere il carbone, che oggi ha raggiunto il livello massimo nella storia italiana di utilizzo per la produzione di energia elettrica, quasi pari all’olio combustibile.

Questo arretramento secondo il rapporto dell’istituto Ambiente Italia si verifica anche in altri campi, come l’agricoltura biologica. «L’Italia è tuttora leader in Europa per l’estensione delle colture biologiche – continua Duccio Bianchi - ma negli ultimi tre anni le aree destinate a biologico stanno diminuendo, mentre nel resto d’Europa continuano a crescere. E’ vero che una parziale giustificazione può essere trovata nel fatto che sono venuti meno gli incentivi europei, ma in generale si dimostra che anche nei settori più produttivi non c’è più crescita ma stasi».

A questo immobilismo Duccio Bianchi aggiunge anche «il blocco dal punto di vista legislativo, con lo smantellamento, da parte della Legge Delega dell’ormai ex ministro dell’Ambiente Altero Matteoli, di una parte importante della legislazione ambientale, con il risultato di accumulare ulteriori ritardi e lasciare tanti nodi irrisolti».

Nel suo decalogo di progetti cantierabili immediatamente, suggerito al nuovo governo e che noi abbiamo pubblicato nell’edizione di ieri, emerge con forza una necessità: «Va capito che è conclusa l’epoca delle politiche settoriali per l’ambiente – afferma Bianchi – è vero che ancora si può far molto nel concreto e nello specifico, ma è anche vero che ormai i grandi problemi ambientali interpellano le altre scelte, quelle di politica industriale, di politica energetica, di politica infrastrutturale e della mobilità». «Se d’ora in poi non ci sarà un’integrazione concreta delle politiche – conclude Bianchi – sarà impossibile avere la capacità di andare avanti. Questa possibilità è resa ancora più stringente perché l’investimento in qualità ambientale è la chiave di volta per migliorare la capacità di sviluppo, la competitività, l’innovazione del nostro Paese.

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