[15/05/2006] Acqua

Gli studenti della Maremma osservano i fiumi

MANCIANO (Grosseto). Qualità dell’ecosistema fluviale e rischio idraulico: questi sono stati i temi dell’incontro sul campo, cioè sulle sponde del fiume Albegna, organizzato dall’Istituto Comprensivo «Pietro Aldi» di Manciano e Marsiliana. Oltre cinquanta ragazzi con alcuni insegnanti hanno assistito al confronto tra due modi di vedere il corso d’acqua: da una parte un’associazione ambientalista, Legambiente, e dall’altra il Consorzio di Bonifica Osa Albegna. Federico Gasperini, responsabile acque di Legambiente Toscana, nella parte introduttiva del suo intervento ha parlato di come si osserva un fiume, del suo rapporto con il territorio circostante, della necessità di rallentare le acque nella parte a monte del bacino per diminuire il rischio idraulico. Si è poi soffermato sull’importante ruolo che svolge la vegetazione riparia in un ecosistema fluviale e su come deve essere gestita, motivo di contenziosi con chi opera sui corsi d’acqua, i Consorzi di Bonifica. «Mantenere fasce di vegetazione riparia ben strutturate lungo i corsi d’acqua – dichiara Gasperini – è fondamentale per una corretta gestione di questi ecosistemi. La vegetazione riparia rallenta il deflusso delle acque, consolida le sponde riducendo l’erosione, trattiene i sedimenti, funziona da filtro biologico moderando l’eutrofizzazione delle acque, interconnette l’ecosistema acquatico al terrestre fornendo cibo e rifugio alla fauna, arricchisce la diversità dei microambienti fluviali quindi la diversità biologica migliorando la funzionalità ecologica complessiva dell’ecosistema fluviale. Non ultimo poi l’aspetto paesaggistico e culturale. Una continuità vegetale lungo un corso d’acqua ha di per se un impatto visivo positivo ed è fruibile per iniziative di vario genere».

Il Consorzio di Bonifica Osa Albegna è intervenuto per voce del Capo area tecnica Fiorello Cantelli che ha parlato della storia del territorio, degli interventi di bonifica del passato per il risanamento della Maremma e del ruolo attuale dei Consorzi in materia di rischio idraulico. «Noi siamo la mano operativa che opera su indicazioni delle Province e delle autorità idrauliche – dice Cantelli – gli interventi sull’Albegna, più o meno recenti, sono stati eseguiti in base ai calcoli idraulici delle portate effettuati tenendo conto degli eventi di piena con vari tempi di ritorno. E’ necessario garantire una determinata sezione idraulica per far defluire in modo adeguato le acque. Non c’è dubbio che ci sia anche un aspetto culturale, i fiumi oggi sono studiati ed osservati in maniera diversa rispetto a quarant’anni fa. Per quanto riguarda la vegetazione è possibile mantenere piante agli stadi giovanili, con piccoli fusti di essenze che si piegano facilmente alla corrente come le salicacee».

Dal punto di vista normativo, hanno concordato i due tecnici intervenuti, il recepimento anche operativo della direttiva acque 2000/60 (e ora del D. Lgs.152/06) dovrebbe dare indicazioni utili a chi opererà sugli ecosistemi fluviali dato che si dovranno integrare gli aspetti qualitativi, minimizzando l’inquinamento e migliorando lo stato degli ecosistemi acquatici e terrestri collegati ai corpi idrici, con quelli quantitativi, uso sostenibile delle acque ma anche riduzione del rischio idraulico per attuare una politica integrata.

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