[05/03/2009] Rifiuti

Rapporto Fise: Come si gestiscono i rifiuti speciali in Italia? Spedendoli all´estero...

LIVORNO. Il fatto che la gestione dei rifiuti speciali sia un problema assai più complesso rispetto ai rifiuti urbani sfugge spesso dall’attenzione generale e l’interesse più facilmente si concentra sui rifiuti urbani, che oltre a rappresentare una minore problematicità, sono anche una parte molto più piccola (circa un terzo) di quelli prodotti dal settore produttivo. Da quanto emerge dal rapporto sui rifiuti transfrontalieri presentato oggi da Fise assoambiente l’associazione delle imprese del settore privato che operano nella gestione dei rifiuti, si scopre che spesso la gestione di questa tipologia di rifiuti non è altro che una loro esportazione in qualche altro paese.

Il trasporto transfrontaliero dei rifiuti, si legge nella presentazione del rapporto, rappresenta un riferimento importante per comprendere le caratteristiche e le potenzialità di trattamento di un Paese, nonché del mercato “globalizzato” dei rifiuti. Un mercato dietro al quale si celano, dice ancora Fise Assoambiente, aspetti di economicità del sistema (es. costi di trattamento più bassi connessi a condizioni ambientali, normative o strutturali che non consentono una competizione tecnologica), oltre al fatto che i rifiuti sono altresì trasferiti (sia come export che come import) per sostituire risorse naturali in processi produttivi. Ma il saldo tra import ed export pone l’Italia nel 2005 (anno cui si riferisce il rapporto) come esportatore netto, con un totale di circa 1,9 milioni di tonnellate di rifiuti esportati (di cui oltre 1,3 milioni di tonnellate di speciali non pericolosi e circa 573.000 tonnellate di pericolosi) contro una importazione di poco più di 1,4 milioni di tonnellate di rifiuti speciali (di cui circa 33.000 tonnellate di pericolosi). L’analisi dei flussi dimostra poi che il flusso in uscita è legato al trattamento finale di rifiuti provenienti da processi produttivi (ceneri, scorie, polveri), quello in entrata riguarda invece soprattutto i rifiuti da avviare al riciclaggio (legno, vetro, plastiche, metalli).

Una situazione che fa emergere due aspetti: la carenza di sistemi di trattamento dei rifiuti prodotti, l’arretratezza dei sistemi di raccolte differenziate finalizzate al riciclaggio dei materiali. Oltre il 90% dei rifiuti speciali sono esportati in paesi europei e in particolare in Germania dove, nel 2005, sono stati trasferiti il 47% dei rifiuti speciali (pericolosi e non pericolosi), e la quasi totalità dei rifiuti speciali pericolosi, che nascono dall’attività del settore manifatturiero e una parte dal settore delle costruzioni e demolizioni, cave e bonifiche e il paese verso cui esporta di più questi rifiuti è la Germania (542.000 tonnellate). Arrivati in Germania la gran parte di questi rifiuti (170mila tonnellate) vengono trattate in due grandi aziende, altrettante suddivise in 7 aziende medie e il resto spartito in altre 35 aziende con una media di rifiuti trattati per azienda inferiore a 10 mila tonnellate. Un attività che potrebbe essere svolta, quindi, da analoghe aziende nazionali con il doppio vantaggio di poter chiudere il ciclo dei rifiuti e sviluppare attività produttive ed economiche caratterizzate da occupazione qualificata e duratura.

Dal rapporto emerge anche che la tendenza negli anni è quella di una crescita dell’esportazione dei rifiuti speciali, sia di quelli non pericolosi (+30% dal 2002 al 2005), ma soprattutto di quelli pericolosi (da 116.000 ton. nel 2002 a circa 573.000 ton. nel 2005), e in particolare di alcune tipologie, quali i rifiuti prodotti dal trattamento meccanico, il fluff, le ceneri/scorie, le apparecchiature fuori uso e le ceneri leggere da processi di coincenerimento. I dati potrebbero essere (forse) passibili di variazioni avvenute negli ultimi tempi, dato che appunto si riferiscono al 2005, ma come è scritto nel rapporto sono gli unici ad oggi disponibili, forniti da Ecocerved, società consortile delle Camere di Commercio che fa da riferimento, tecnico-organizzativo, del sistema camerale per le tematiche ambientali e a cui arrivano i modelli unici di dichiarazione ambientale (Mud), cui è affidata anche per gli anni a venire, la contabilizzazione (riferita all´anno precedente) della produzione dei rifiuti. Un sistema che – è noto- per essere assolutamente non esaustivo per conoscere la produzione dei rifiuti, in special modo quelli del settore produttivo e che obbliga a stime (più a che reali raffigurazioni) tra quanto viene prodotto e quanto venga smaltito. Ma che anche rimanendo sulle stime, analizzato assieme ai dati che provengono dal trasporto transfrontaliero indica quanto ancora sia inefficiente il sistema di trattamento, recupero e smaltimento dei rifiuti speciali in questo paese.

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