[05/03/2009] Aria

Kyoto più facile per Usa e Russia?

LIVORNO. Le emissioni di gas serra di alcuni dei 34 Paesi industrializzati per il 1990, l’anno di riferimento sul quale si basano quasi tutti gli obiettivi di riduzione delle emissioni fissate dall’Onu e dal Protocollo di Kyoto, vanno riviste al rialzo. Con la firma del Protocollo di Kyoto quasi tutti i Paesi sviluppati hanno promesso di limitare le loro emissioni, nel periodo 2008-2012, ad almeno il 5% al di sotto dei livelli del 1990.

18 Stati tra quelli che hanno reso noti i loro dati sulle emissioni del 1990 li hanno poi rivisti al rialzo, mentre 16 li hanno rivisti al ribasso. Il dato si spiega con gli effetti ancora in atto della caduta dell’Unione Sovietica ed il crollo dell’inquinante industria pesante in tutti i Paesi dell’est Europa: prese nel loro insieme i Pesi industrializzati nel 2006 erano inferiori del 4,7% in rapporto a quelle del 1990.

Messe tutte insieme, le emissioni del 1990 sono state ricalcolate e sarebbero state 17,6 miliardi di tonnellate, il 3,5% e 600 milioni di tonnellate in più di quanto si calcolava prima, una “eccedenza” che è più o meno quanto le emissioni di gas serra prodotte da Paesi come l’Italia, la Francia o l’Australia. Le differenze più forti riguardano i due nemici della Guerra fredda che allora era agli sgoccioli: Russia ed Usa.

I governi dei vari Paesi rivedono ogni anno il conto delle loro emissioni, aggiungendo a volte nuove fonti di gas serra, utilizzando come anno di riferimento il 1990, calcolando così l’aumento delle emissioni nel corso degli anni seguenti ed il loro contributo al riscaldamento globale.

Sergey Kononov, direttore dell’unità del Segretariato Onu per il cambiamento climatico che compila i dati sulle emissioni, spiega che «Una delle possibili ragioni di questa leggera tendenza al rialzo potrebbe essere il miglioramento continuo degli inventari nazionali dei gas serra. Non penso che i Paesi trucchino volontariamente i loro dati: un anno di riferimento 1990 in cui i tassi di emissioni fossero più elevati faciliterebbe la realizzazione della riduzione delle emissioni e renderebbe inefficace il trattato delle Nazioni Unite. A nostra conoscenza, non ci sono ragioni di preoccuparsi per questo genere di comportamento. In generale, il livello di variazione sembra corrispondere al tasso abituale di incertezza negli inventari di gas serra».

Il ritocco è comunque una buona notizia per chi, come Barack Obama, vorrebbe riportare entro il 2020 le emissioni climalteranti del proprio Paese ai livelli del 1990: più emissioni nel 1990 significa un più comodo raggiungimento dell’obiettivo ed una revisione al ribasso degli impegni. Gli Usa sono, insieme alla Cina, il maggior emettitore di gas serra del mondo e 290 milioni di tonnellate di CO2 in più nel 1990 sono una buona notizia per un Paese che nel 2006 le aveva aumentate del 14,4%.

Dopo gli Usa è la Russia a rivedere maggiormente al rialzo le sue emissioni nel 1990: circa 250 milioni di tonnellate in più, nell’ultimo anno in cui il regime comunista riuscì ancora a tenere in piedi l’industria di Stato poi azzerata da una crisi verticale provocata dall’apertura eltsiniana delle porte della rinata nazione Russia ad un liberismo sfrenato che alla fine ha prodotto l’attuale oligarchia energetica che ora si a rispettare facilmente impegni internazionali di riduzione dei gas serra che la deindustrializzazione ha reso facilissimi.

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