[09/03/2009] Comunicati

Investire sul futuro in lavoro e ambiente per mitigare la crisi, anche in Toscana

FIRENZE. In questi giorni in Toscana sono in atto iniziative per rimettere insieme i vari pezzi della crisi economica che rischia, ogni giorno di più, di trasformarsi in grave crisi sociale a causa delle profonde trasformazioni avvenute dal secolo passato in campo finanziario e dell’efficienza tecnica. Dalle preoccupazioni dei sindacati toscani che hanno definita una loro strategia sottoposta a controparti e istituzioni locali, alla Regione che sta ultimando il lavoro di consultazione nelle Province i cui esiti ci auguriamo siano presto resi noti insieme a scelte e decisioni rapide e cogenti.

Ma qualche dubbio sulle possibilità di fare presto e bene c’è; per due ordini di ragioni: le prime riguardano i livelli nazionale ed europeo dove l’assenza di politiche organiche e condivise è sotto gli occhi di tutti, le seconde riguardano il livello di consapevolezza sull’urgenza delle cose da fare e sulla inadeguatezza delle politiche di bilancio e di investimento previste nel corso nel 2008 dal sistema delle imprese e dei governi locali. Anche perché l’analisi sulla profondità e vastità della crisi finanziaria espresso in concertazione e dagli istituti specializzati (nella fattispecie Irpet e Unioncamere) nel corso del 2008 ne metteva in dubbio la reale portata. Ancora nella conferenza di fine anno sulla situazione economica della Toscana (19 dicembre 2008) l’Irpet si domandava se sulla crisi finanziaria veniva fatto “tanto rumore per nulla” e che c’erano dei segnali che indicavano un qualche andamento positivo nel 2008 e che in fondo il 2009 poteva non essere così negativo come molti già segnalavano. Come dire, impreparati alla meta!

Così, ora, gli attori economici toscani premono sugli enti locali per “cantierare” tutto e di più senza preoccuparsi sulla reale qualità e utilità di opere il cui impatto ambientale è pesante mentre quello occupazionale limitato. Si dice: l’importante è far girare i soldi, ma i soldi non girano perché le soluzioni europee per la crisi finanziaria non sono né sufficienti né adatte allo scopo. Ma giravano poco anche due o tre anni addietro quando in sede di concertazione regionale le discussioni erano solo sul bilancio e sugli investimenti della Regione e mai su quanto avrebbero speso le imprese di tutti i settori, in innovazione, tecnologie, occupazione, efficienze energetica e qualità ambientale. Si tratta di trasferimenti alle imprese senza sapere quali sono i ritorni in termini di sviluppo e di qualità.

Ora non si può più continuare così, la gravità della crisi non lo consente: va cambiata subito la concertazione in patti finalizzati e cogenti, verificati euro per euro in termini di efficacia e posti di lavoro. Di altro segno l’intesa (nazionale tra Cgil e Legambiente) per far fronte alla crisi creando nuovo lavoro dalla soluzione di problemi ambientali ed energetici che si è riverberata in Toscana col recente seminario tenuto da Cgil, Legambiente e Ambiente e Lavoro.

Investire sul futuro in lavoro e ambiente per mitigare la crisi agendo contemporaneamente per la riqualificazione energetica e ambientale del sistema regionale, la riconversione ecologica del sistema produttivo e porre alcune buone basi per il futuro: istruzione, conoscenza, ricerca, fonti energetiche rinnovabili, difesa ed estensione del welfare.

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