[09/03/2009] Rifiuti

Pace fatta fra Rio Tinto e golpisti: la multinazionale regala 4 camion per i rifiuti alla Guinea

LIVONO. Il 6 marzo la Simfer, una filiale della multinazionale mineraria Rio Tinto, ha donato 5 camion per la raccolta di rifiuti alla città di Conakry, la capitale della Guinea dove il 23 dicembre 2008 si è installata una giunta militare che aveva giurato di togliere ogni privilegio alle compagnie straniere e di rivedere tutte le loro concessioni minerarie.

I bellicosi propositi sono stati presto dimenticati: alla cerimonia di consegna dei camion c’erano il ministro della décentralisation et du développement local, quello dell´environnement et du développement durable, il governatore della capitale e i 5 sindaci dei comini che formano Conakry ed altri alti papaveri del nuovo regime che i militari hanno imposto senza colpo ferire al Paese africano.

Così Dave Smith, direttore generale della Rio Tinto-Simfer, ha potuto imbonire in tutta tranquillità i guineani mettendo in risalto quanto sia brava la società che dirige: «Il gruppo Rio Tinto-Simfer è molto fiero di lavorare con i guineani. E’ vivendo con la popolazione guineana che abbiamo condiviso la realtà del Paese. Il progetto Simandou è la prima causa della nostra presenza nella Repubblica della Guinea, ma non è la sola motivazione. Rio Tinto lavora sempre nel settore dello sviluppo sostenibile. Si preoccupa della gestione e della protezione dell’ambiente. Lavora in armonia con le popolazioni e partecipa allo sviluppo comunitario. Non è un azzardo dire che questa società è riconosciuta come una società che favorisce lo sviluppo sostenibile».

Esattamente il contrario di quel che pensano gli ambientalisti della Guinea e di quel che dicevano i militari quando si sono presi il potere. Ma Smith ha ricordato che in occasione del cinquantesimo anniversario dell’indipendenza della Guinea dalla Francia, la Rio Tinto aveva promesso alla città di Conakry 5 camion per la spazzatura e 10 bus per il trasporto urbano «I 5 camion sono arrivati. Sono nuovi e speriamo che servano efficacemente al miglioramento della pulizia della città. E’ un contributo che crediamo sia utile alla popolazione di Conakry. (...) La nostra speranza è quella di contribuire allo sviluppo economico e sociale della Guinea e delle sue popolazioni. Preciso che in qualche settimana vi daremo le chiavi di 10 bus urbani. Sono già stati ordinati e ne attendiamo la prossima fornitura».

Sembra di sentir parlare delle perline per gli indiani o delle due scarpe elettorali napoletane, solo adeguate ai tempi ed ai colossali affari che la Rio Tinto fa in Guinea, uno degli Stati più poveri del mondo e con il più basso indice di sviluppo umano. A nome dei nuovi padroni del Conseil National pour la Démocratie et le Développement (Cndd) ha parlato Mohamed Diop, il governatore di Conakry,che ha detto che il governo golpista «ha fatto della pulizia della città una questione centrale e che per questo i suoi vivi ringraziamenti vanno all’indirizzo del presidente della Repubblica, per i passi fatti presso la società Rio Tinto».

Conakry, una metropoli cresciuta fino a 2 milioni e mezzo di abitanti a causa dell’inuerbazione e della crescita demografica galoppante, ha problemi colossali di igiene e una raccolta dei rifiuti che dire inadeguata è un eufemismo. 5 camion, uno per ogni comune, non riusciranno certo a risolvere un disastro ambientale ed umano di queste proporzioni, ma almeno sono un inizio.

Sulla cerimonia di consegna è aleggiata la presenza del nuovo uomo forte del Paese: son Excellence le Capitaine Moussa Dadis Camara, le Président du Cndd, Président de la République, Commandant en Chef des forces armées, che ha fatto dire ad un suo portavoce che «La scelta di offrire al popolo della Guinea 5 camion nuovi per la nostra capitale è molto apprezzabile (...) Il mantenimento di questa promessa che avete fatto in occasione della cerimonia inaugurale dell’anniversario dell’indipendenza guineana, rivela il vostro attaccamento alla collaborazione con il nostro Paese e soprattutto al miglioramento delle condizioni di vita del nostro caro popolo. Che Rio Tinto sappia che il Cndd e il popolo della Guinea le sono riconoscenti. Il Cndd vi incoraggia a proseguire nei vostri sforzi in materia di protezione e gestione efficace dell’ambiente».
Alla Rio Tinto non deve sembrare vero di essersela cavata cosi a buon mercato: gli enormi giacimenti di ferro di Simandou, scoperrti negli anni ’60, sono stati dati in concessione alla multinazionale per effettuare prospezioni minerarie già nel 1997 e l’impresa ci ha speso 400 milioni di dollari (una cifra con la quale si potrebbe risanare l’intera Guinea) per essere pronta a sfruttare la miniera nel 2008, poi è arrivato il colpo di Stato.

Il progetto ha presentato subito numerosi problemi economici, sociali e ambientali, ma la Rio Tinto (che ne detiene il 95%) e andata avanti in partnership con l’International Finance Corporation, il braccio privato della Banca mondiale, e con qualsiasi governo guineano fosse al potere cercando anche accordi “ambientali” che sconfinano nel greenwashing con Ong internazionali.

Il via libero definitivo a quella che dovrebbe diventare una della più grandi miniere del mondo, con una spesa prevista di 6 miliardi di dollari, è atteso per il 2010, quando saranno pronti gli studi definitivi di fattibilità su livelli ottimali di produzione, parametri di progettazione e costi. La produzione inizierà nel 2013 con già in mente potenziali futuri ampliamenti.

Il perché del cambiamento di umore della dittatura guineana lo spiega la stessa Rio Tintonel suo rapporto “Activités de Rio Tinto en Guinée : informations relatives au projet (01/2009)”: «Con una produzione annua di 70 milioni di tonnellate, le miniere di Simandou sfruttate da Rio Tinto potrebbero apportare centinaia di milioni di dollari in tasse e royalties alla Guinea e decine di milioni di dollari all’anno ad un fondo per lo sviluppo regionale (sulla base del costo attuale del ferro sul mercato). Questo si alza a miliardi di dollari per la durata di vita della miniera, la quale dovrebbe restare in produzione per diversi decenni. Le sole royalties rappresenteranno diverse volte di più di quel che lo Stato della Guinea riceve attualmente da tutte le società minerarie della Guinea. Queste tasse e royalties aumenteranno proporzionalmente con il crescere della produzione». Altro che camion e bus, una valanga di dollari capaci di ammansire subito anche la più decisa dittatura militare.

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