[05/05/2009] Parchi

Il Paradiso delle rane è in Madagascar: scoperte 130 nuove specie

LIVORNO. Proceedings of the National Academy of Sciences of the USA (Pnas) pubblica i risultati di studi sugli anfibi del Madagascar che svelano una impressionante e sconosciuta biodiversità in un’isola che non smette di riservare sorprese. Secondo Franco Andreone, zoologo e biologo della conservazione al museo regionale di scienze naturali di Torino, coordinatore dell’Amphibian Specialist Group per il Madagascar e membro del Comitato scientifico del Wwf Italia, «sono da considerarsi cruciali anche per gli aspetti di biologia di conservazione. Infatti, molte di queste nuove specie sono note solo per piccole e ristrette foreste del Madagascar ancora non protette da una concreta azione di conservazione. Negli ultimi anni ci siamo dedicati anima e corpo alla realizzazione di piani d’azione per la conservazione degli anfibi del Madagascar. E’ cruciale che la comunità internazionale continui con i suoi sforzi per aiutare il Paese a proteggere i suoi tesori unici e introvabili altrove. In uno sforzo senza pari il team ha altresì condotto uno screening genetico di oltre 3000 esemplari di rane e di girini provenienti da tutto il Madagascar».

Katharina Wollenberg, una ricercatrice biomolecolare dell’università tecnica di Braunschweig, spiega che «i risultati delle analisi genetiche hanno subito evidenziato che questi animali differivano significativamente dalle specie più affini già note. Ciò ha permesso di identificare quelle che noi definiamo “specie candidate” e che attendono di essere descritte formalmente».

Il team di zoologi italiani, tedeschi e spagnoli ha confermato quel che molti pensavano, è il Madagascar il vero paradiso per le rane: hanno identificato un incredibile numero di specie di rane di cui almeno 130 finora ignote per la scienza e almeno altre 130-200 specie attendono di essere scoperte e descritte, ma anche adeguatamente protette in un Paese che sta subendo l’assalto di una popolazione povera e in crescita e del cambiamento climatico. Frank Glaw, erpetologo della Collezione statale di Monaco di Baviera, sottolinea che «Negli ultimi 15 anni abbiamo scoperto oltre 100 nuove specie di rane in Madagascar, cosa che ci ha indotto a credere che l’inventario tassonomico fosse pressoché completo. Cosa che invece è stata contraddetta, in quanto le nostre ricerche mostrano che ci sono molte più specie di quanto sospettassimo».

«La fauna anfibia del Madagascar – spiega il Wwf - è già molto elevata e attualmente conta circa 250 specie, tutte endemiche e introvabili altrove: quest’sola, grande due volte l’Italia, è fra le aree di maggior interesse naturalistico al mondo e vanta una fauna e una flora davvero uniche. Lo studio sulla fauna malgascia è stato oggetto di attenzione da parte del team fino dall’inizio degli anni ’90».

Alcune delle nuove specie “scoperte” sono state identificate non solo geneticamente ma anche osservando morfologia, colorazione e canto. Secondo i ricercatori ci sarebbero almeno altre 90 probabilmente nuove per la scienza visto che «presentano codici genetici divergenti ma per le quali non sono ancora disponibili altri caratteri diagnostici. Numeri tanto elevati di specie nuove erano sempre associati alla scoperta degli insetti e altri invertebrati, ma non si pensavano caratteristici di vertebrati come le rane, anche con una media di 100-150 specie descritte annualmente da tutto il mondo, principalmente da regioni tropicali». «Solo a titolo di comparazione – spiega il Wwf - l’Italia, che è già una regione estremamente ricca di anfibi in Europa, alberga “solo” una quarantina di specie di anfibi».

La ricchezza della fauna anfibia della grande isola africana è riuscita a meravigliare anche un super-esprerto come Miguel Vences, capo del laboratorio di biologia evolutiva di Braunschweig, «Generalmente pensiamo di conoscere pressoché tutto sulle specie di animali e di piante del nostro pianeta. Ma il secolo delle scoperte è appena iniziato e gran parte delle forme di vita sulla Terra ancora attende di essere scoperta e descritta».

Il Wwf è preoccupato che questo delicatissimo scrigno della biodiversità possa essere compromesso dalla situazione politica ed economica del Madagascar della quale anche Greenreport ha parlato più volte. ha Secondo Massimiliano Rocco, responsabile specie e Traffic del Wwf Italia, «Sebbene il Madagascar abbia subito una pesante deforestazione accelerata negli ultimi tre decenni, che ha provocato l’erosione dei suoli, desertificazione e cambiamenti nella struttura vegetazionale di oltre il 70 % della superficie originariamente ricoperta da rigogliose foreste, l’isola conserva ancora tante sorprese che invitano a sperare. 30 aree protette, per un’area di 9.955 Km quadrati, sono appena sufficienti a tutelare 3,2% dell’intera copertura forestale dell’isola, poco per garantire la conservazione di specie e ambienti tanto rari. La Lista Rossa delle specie del Madagascar si allunga ogni anno e per il Wwf almeno 60 specie sono quasi sull’orlo dell’estinzione come l’Indri, l’Aye aye, il Fossa, le testuggini Radiata e la Inyphora e diverse specie di piccole rane del genere Mantella. E’ ormai improrogabile la massima attenzione per la tutela della vera ricchezza di questo paese, ovvero la biodiversità: occorre sviluppare programmi di cooperazione ambientale che consentano di tutelare e gestire l’ambiente e difendere le popolazioni dell’isola dalla ‘rapina’ delle ricchezze naturali che invece possono garantire loro un vero sviluppo sostenibile».

Per questo il Wwf International sta promuovendo progetti che opuntano soprattutto sull’attenuazione della povertà attraverso la salvaguardia e la corretta gestione del patrimonio ambientale. La popolazione maslgascia ha un tasso di crescita del 2,8% annuo e quest’anno arriverà a 19,6 milioni di abitanti, il 38% dei quali sottonutrito, mentyre le multinazionali continuano a saccheggiare le risorse naturali dell’isola.

«L’eccezionale numero di anfibi del Madagascar rappresenta dunque una ricchezza naturalistica invidiabile» dice Franco Andreone che recentemente ha coordinato la redazione di un Piano d’Azione per la conservazione delle specie malgasce, che prevede una serie di iniziative strategiche. «La scoperta e la descrizione delle specie ancora ignote è un passo fondamentale, anche per definire il sistema di aree protette. Insieme ad altri punti di azione, fra cui il monitoraggio delle malattie emergenti e dell’esportazione illegale di molte specie esso costituisce una delle sfide per il millennio in cui viviamo, durante il quale le estinzioni saranno sempre più frequenti».

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