[06/05/2009] Consumo

Obbligo di fumo in Cina? E´ il consumismo, stupido, e non è tanto diverso dall´Italia!

LIVORNO. La storia dell’obbligo di fumare che arriva oggi dalla contea di Gongan, in Cina, e che ci racconta Repubblica a pagina 44, potrebbe tranquillamente essere archiviata come una delle tante follie di questo pazzo mondo. Facile dire: «Queste cose accadono solo in Cina». E’ talmente evidente e criticabile l’iniziativa di un’autorità di governo che impone ai cittadini di fumare per sostenere le principali produttrici di ‘bionde’ locali che non varrebbe nemmeno la pena di approfondire il tema.

Ma purtroppo la Cina è vicina all’occidente anche in questo, se solo si indossano degli occhiali che ci permettano di vedere oltre questa notizia che appare al limite del folclore. Sembra una rozza imitazione, nel solco della tradizione peraltro del rapporto Cina-occidente, dell’esasperazione del dictat ´consuma dunque sei´ imperante anche nel nostro Paese. La differenza tra il famoso e pluricitato spot governativo del signore o la signora con la busta degli acquisiti appena fatti in bella mostra con tutte le persone che nel vederla la ringraziano, non è poi così lontana.

Si obietterà che però con quegli spot non si inneggiava certo al consumo di un prodotto dannoso alla salute che anzi in italia è persino vietato, ma qui sta la sottigliezza. Fino a qualche tempo fa le marche di sigarette capeggiavano su auto e moto dei vari Gp, ma nel nostro Paese si assiste anche agli aiuti di Stato alle aziende produttrici di tabacco proprio nel mentre si finanziano battage pubblicitari e campagne informative per combattere il tabagismo.

Tralasciamo le incongruenze tra questa battaglia (comunque giusta) e quella che non viene fatta contro i superalcolici, quello che emerge a parer nostro è – con un pizzico di provocazione – che alla fine della fiera è più onesta intellettualmente l’iniziativa del Gongan di ciò che facciamo in Italia e anche in Europa. L’aiuto di Stato alle aziende del tabacco è quasi più subdolo di un obbligo formale a fumare. Per di più anche in Italia c’è il monopolio di Stato sulle sigarette e quindi le contraddizioni non finiscono più.

Non solo, il calo delle vendite delle sigarette nei "salutisti" Paesi occidentali non ha messo affatto in crisi le multinazionali del tabacco: la crescita del Pil nei Paesi in rapido sviluppo ha portato ad un aumento dei fumatori che si basa su una popolazione molto più vasta di quella dei Paesi ricchi. Le multinazionali hanno davanti a loro decine di anni di mano libera per ripetere nei Paesi in via di sviluppo la corsa al fumo ormai bloccata in quelli sviluppati, e senza tante class action dei consumatori e richieste di risarcimenti, una vera e propria mecca del tabacco...

Inoltre, e qui c’è quella che potrebbe sembrare un’altra iperbole ma che a noi non pare, il bombardamento pubblicitario del compra-compra-compra, legato indissolubilmente all’obsolescenza programmata dei prodotti e alle mode che fanno invecchiare gli oggetti alla velocità della luce non sono un formale obbligo al ‘consumo’ (che poi è ormai quasi solo acquisto) di qualunque cosa? In sostanza guardiamo all’assurda iniziativa cinese e ci sentiamo rassicurati che da noi queste cose così eclatanti non accadono, ma rischiamo di non vedere che noi dentro a questo sistema ci siamo alla grande e da quel dì, e che la Cina è solo, per il momento, più rozza…

Per questo è proprio il modello economico vigente così dissipatore di energia e di materia che deve essere riorientato verso la sostenibilità ambientale e sociale e il consumismo esasperato imperante né è uno degli ostacoli più evidenti come dimostra il fatto che – torniamo alla Cina – questo obbligo di fumare darà più Pil e più morti che a loro volta daranno più Pil perché magari si spenderà sempre più in medicine in un Paese che paga il vizio del fumo con un milione di decessi l’anno…

Torna all'archivio