[07/05/2009] Rifiuti

L´osservatorio nazionale prova a far luce sulla complessità della gestione dei rifiuti

LIVORNO. L’Osservatorio nazionale rifiuti (Onr) ha presentato ieri a Roma il suo rapporto e programma di lavoro annuale, intitolandolo PRO-2, un acronimo in cui «si è voluto racchiudere – ha spiegato il presidente Antonio Cavaliere - tutto ciò che nel lavoro si può trovare». “P” sta infatti per Programma, “R” per Rapporto ed “O” per Osservatorio nazionale sui rifiuti, mentre il “2” ha un duplice significato, il primo scontato che si riferisce ai due anni 2008 e 2009, ma - ha continuato Cavaliere - «significa anche che i “2” eventi, singolarmente associati alla sintesi del lavoro dell’Osservatorio nel 2008 e ai suoi intendimenti per il 2009, sono legati da un filo di continuità, che parte dalla conoscenza del ciclo dei rifiuti (rapporto 2008) e porta alla vigilanza sui suoi punti critici e alla promozione di indirizzi virtuosi negli snodi del ciclo stesso (programma 2009)».
Analogamente anche l’acronimo “PRO”, assume un ulteriore significato ha detto ancora Cavaliere: «letto come “a favore di”, è bene augurante come si conviene per informare di positività l’azione di un organo istituzionale come l’Osservatorio, e si basa su dati di una certa rilevanza che permettono di guardare al futuro con speranza e rinnovato impegno».

Un auspicio in cui si legge anche una velata critica alla situazione d’incertezza cui è stato lasciato l’osservatorio in questa sua nuova veste, che compie proprio in questi giorni un anno di vita ma che non ha ancora ottenuto le risorse previste per il suo funzionamento (circa 2 milioni di euro ancora non stanziati) e che non può quindi avvalersi della struttura che la legge istitutiva prevede, ovvero una segreteria tecnica di dieci membri, per fare in modo che il lavoro dell’Osservatorio non rimanga «a carattere simbolico, dato che così com’è strutturato-ha sottolineato il presidente- non è possibile fare altrimenti».

Il rapporto si riferisce in una certa misura alle attività dell’osservatorio, nella sua attuale composizione di membri indicati da vari ministeri, e che riflette quindi una certa mancanza di omogeneizzazione tra i vari contributi e non assume, quindi, ancora un carattere sistemico. Un aspetto questo, come è stato sottolineato più volte, che si ritrova anche nell’attuale sistema di rilevamento ed elaborazione dei dati e che rimanda alla necessità «di un sistema nazionale di acquisizione e diffusione dati condiviso con vari comparti ambientali, nel rispetto dei ruoli e delle competenze dei fornitori e degli utilizzatori delle informazioni» come si legge nel capitolo 1 a questo dedicato. Un sistema, si dice ancora, che «dovrebbe essere in grado di fornire informazioni tempestive e confrontabili, evitando duplicazioni e tenendo conto di quanto già presente sul territorio».

I dieci capitoli in cui si articola il rapporto sono contributi dei singoli membri e di collaborazioni esterne e trattano temi selezionati tra quelli che nella sua collegialità, l’osservatorio ha ritenuto di maggiore rilevanza per l’ottimizzazione del ciclo, ovvero: l’organizzazione del sistema di rilevamento ed elaborazione dei dati; le attività di prevenzione, suddivise in riduzione, qualificazione e restituzione; le reti del riciclo, analizzate nelle strutture collettive ed individuali; l’analisi comparativa dei risultati raggiunti dal sistema consortile italiano nella raccolta differenziata e recupero dei rifiuti urbani ; il ruolo dei sistemi autonomi e dei consorzi obbligatori, analizzati tra l’obiettivo di tutela dell´ambiente e il rispetto delle regole della concorrenza, ponendo quindi l’accento sul complesso tema del rapporto tra rifiuti e mercato; l’analisi economica e tecnica del recupero dei rifiuti urbani e speciali; la riduzione della CO2 associata alla gestione e allo smaltimento dei rifiuti; il trattamento biologico dei rifiuti urbani in Italia, spaziando dal compostaggio, al trattamento meccanico-biologico all digestione anaerobica.

L’ultima parte del rapporto riguarda il programma dell’Onr per l’anno 2009, ed è intitolato “Valorizzazione ambientale ed economica dei rifiuti”, sulla base dei quattro elementi che vengono individuati come decisivi per la realizzazione di un realistico, affidabile e virtuoso ciclo dei rifiuti, ovvero la valorizzazione, il ciclo avanzato, la tutela ambientale, il libero mercato.

La valorizzazione è riferita all’ottimizzazione del ciclo dal punto di vista economico, dato che, si legge: «solo in una prospettiva di redditività delle varie fasi del ciclo è possibile pensare a un’evoluzione positiva del ciclo stesso a fronte della perdurante crisi economica mondiale e dei vincoli derivanti dal deficit economico nazionale».

Anche la caratteristica di ciclo avanzato viene individuata come «decisiva per poter far fronte ai vincoli etici imposti dall’equilibrio mondiale (vincoli interregionali) e dalla conservazione temporale (vincolo intergenerazionale) imposti dalle caratteristiche di tutela ambientale e libero mercato».

Perché solo nella prospettiva dell’impiego delle migliori tecnologie disponibili e delle migliore tecniche gestionali è possibile far fronte a sfide di ardua soluzione.
La tutela ambientale riportata come uno dei titoli del programma è considerata nell’accezione più ampia, comprendendo anche l’aspetto di sostenibilità sociale, ovvero «il vincolo di rispetto umano di tutte le classi e categorie sociali dell’umanità».
Perché si realizzi è necessario utilizzare «principi di equidistribuzione dei carichi e costi sociali, conservando il più alto grado di liberismo possibile come principale motore propulsivo dell’iniziativa multicentrica, democratica ed innovativa».

Il programma che si dà l’osservatorio è suddiviso in aree di intervento scelte in modo che risultino equilibrate dal punto di vista organizzativo e finanziario (che come sottolineato rimangono per il momento due aspetti precari) e che rispondano, obbligatoriamente, alle funzioni e ai compiti che l’attuale normativa gli conferisce.

Il rapporto ed il programma, articolati nel loro insieme «forniscono un’occasione di riflessione unica sull’andamento del ciclo dei rifiuti in Italia e sulle possibilità della sua implementazione.- ha concluso Antonio Cavaliere- Esse si affiancano al rapporto annuale Ispra che raccoglie e presenta dati relativi al 2007 (al 2006 per quanto riguarda i rifiuti speciali); però arricchiscono tale ricognizioni con un’analisi critica su angolazioni interpretative che si avvalgono anche dei pochi dati riferiti al 2008 e di conoscenze dirette del sistema dei singoli autori, nonché delle procedure attivate dallo stesso osservatorio collegialmente».

Ma ancora l’auspicato raccordo tra l’acquisizione e l’elaborazione dei dati, rimangono una necessaria ed auspicabile meta, non ancora raggiunta.

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