[07/05/2009] Comunicati

L´Africa, la biodiversità, la povertà e il cambiamento climatico

LIVORNO. Il 30 aprile la Banca Africana per lo sviluppo (Badf) ha donato 23,6 miliardi di franchi Cfa alla Communauté économique des Etats d´Afrique centrale (Ceeac) per destinarli alla salvaguardia degli ecosistemi forestali del bacino del Congo. Secondo il giornale Gaboneco, «Questi fondi dovrebbero permettere di rafforzare la gestione sostenibile di questo bacino forestale che gioca un ruolo di primo piano nella lotta contro il cambiamento climatico».

Con i sui 125 milioni di ettari la foresta congolese rappresenta il 47% dell’intera copertura forestale dell’Africa e l’8% delle foreste tropicali di tutto il mondo, la sua parte centrale forma ancora un unico blocco compatto di foresta, 100 milioni di ettari dei quali la metà è economicamente sfruttabile e costituisce sia un enorme potenziale di sviluppo economico, sia un altrettanto grande rischio di perdita di risorse naturali e biodiversità.
Un dilemma da risolvere sul futuro dello sviluppo che finalmente sembra ben presente anche a chi governa la turbolenta Repubblica democratica del Congo (Rdc) diventata, grazie alla sua foresta, uno dei protagonisti con cui fare i conti se si vuole davvero che gli sforzi internazionali per fronteggiare il global warming abbiano successo.

Faustin Kuediasala, racconta sul giornale di Kinshasa “Le Potentiel” il viaggio a Washington della delegazione della Rdc capeggiata dal ministro delle finanze Athanase Matenda Kyelu, che al summit di primavera della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale «ha fatto valere la posizione della Rdc su questa questione nel corso di un colloquio tra i ministri dell’economia, delle finanze e dello sviluppo sui cambiamenti climatici, che aveva per tema «Come finanzierà il mondo la politica del cambiamento climatico?».

Nel suo breve ma intenso intervento Matenda è riuscito ad attrarre l’attenzione sulla situazione della Rdc: «Il mio Paese condivide con I sui vicini la seconda più grande massa forestale del mondo, il bacino del Congo. Questo per dire che il mio Paese ha un grande ruolo nella lotta contro il cambiamento climatico. «Però, così come gli altri Paesi africani, il mio Paese non è in grado di contribuire finanziariamente in maniera significativa ai programmi di lotta contro il cambiamento climatico».

Nonostante questo e le grandi difficoltà che attraversa il suo Paese sconvolto da guerra, rapina delle risorse e bracconaggio, Matenda ha confermato la massima disponibilità della Rdc ad aderire all’iniziativa mondiale per contenere le gravi conseguenze del cambiamento climatico: «Il mio Paese offre un quadro ideale ed una volontà politica ferma di fare la sua parte in uno sforzo mondiale comune. Però la Rdc attende dalla comunità internazionale un gesto di buona fede per il finanziamento del suo grande cantiere della ricostruzione. E’ questo il solo modo per distogliere la popolazione dalla gestione irrazionale e barbara delle foreste. Finanziando lo sviluppo globale del mio Paese, i Paesi sviluppati mi metterebbero in grado di convincere i miei compatrioti di preservare la foresta per contribuire a lottare contro i cambiamenti climatici. Altrimenti, politicamente una tale misura è difficile da mantenere quando le popolazioni hanno fame e sete».

Insomma se la gente ha fame non pensa certo al futuro del pianeta, è disposta a svendere i suoi alberi, a mangiare i suoi animali, a devastare il suo territorio in cerca di minerali preziosi per lo sviluppo degli altri Paesi, una catena sporca che rischia di diventare ogni giorno più inestricabile, che strozza la biodiversità, la impoverisce e mette a rischio uno dei polmoni verdi che permettono al nostro pianeta di respirare e di resistere ai mutamenti globali in corso.

Matenda ha anche sottolineato l´importanza della cooperazione regionale e sub-regionale per la lotta ai cambiamenti climatici: «Per quel che riguarda il bacino del Congo, abbiamo creato la Comifac (Commission des forêts d´Afrique centrale) il cui mandato è quello della gestione sostenibile degli ecosistemi dell’Africa centrale. Vorrei suggerire che queste organizzazioni trovino anche spazio intorno ai tavoli di discussione e di riflessione su temi come la ricerca di finanziamenti dei programmi di lotta contro gli effetti dei cambiamenti climatici».

A quanto pare anche l’Africa si sta preparando a giocare le sue carte sul tavolo dei negoziati ed a chiedere il riconoscimento dell’importanza delle sue risorse naturali finora impunemente saccheggiate, in un anno cruciale che terminerà a dicembre a Copenhagen con il summit dell’Onu sui cambiamenti climatici.

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