[07/05/2009] Energia

Low carbon zones: la strada inglese per il futuro verde della Cina

LIVORNO. Oggi Global Times, il giornale on-line in lingua inglese del governo cinese dice che «La realizzazione di una economia "low carbon" che permetta di creare posti di lavoro e ripulire l´industria è ora un obiettivo politico fondamentale per i Paesi che cercano di trovare una loro via d´uscita dalla recessione economica mondiale».

Un recente rapporto di Hsbc calcola che gli Usa abbiano stanziato il 12% del loro bilancio per stimolare la green economy, mentre la Cina sarebbe a ben il 34%. Secondo Global Times lo sviluppo low carbon è strategico, in primo luogo per guadagnare con investimenti a livello mondiale nelle energie rinnovabili che sono cresciuti del 65% all’anno dal 2004 e che dovrebbero arrivare a 600 miliardi di dollari all’anno nel 2020.

L’undicesimo Piano quinquennale della Cina 2006-2010 include un obiettivo di riduzione dell’intensità energetica del 20%, che si tradurrebbe in un risparmio di emissioni di circa quattro volte superiore a quello che l´Unione europea si è impegnata a fare con il Protocollo di Kyoto. Ma la Cina si trova ad affrontare una sfida senza precedenti: ormai i gas serra che emette sono quanto quelli degli Usa e sono in rapida crescita insieme all’economia e ai consumi di un miliardo e 300 milioni di cinesi. Questo rende la situazione cinese qualitativamente diversa da quella che hanno già affrontato i Paesi ricchi e industrializzati: in Cina occorre combinare una rapida industrializzazione, una crescente urbanizzazione e la riduzione della povertà con la transizione verso un´economia a basse emissioni di CO2.

«Nessun Paese lo ha mai fatto prima – scrive orgoglioso Global Times - ma i cinesi apprezzano che la realizzazione dei lavori di risparmio energetico e di riduzione delle emissioni e adattamento ai cambiamenti climatici sia un requisito del concetto di sviluppo scientifico». Per cercare di rispondere alla sfida della realizzazione di un’economia a basse emissioni di carbonio in Cina, un certo numero di istituti di ricerca è al lavoro con la Chatham House di Londra per sviluppare un progetto di low carbon zones (LCZs) che dovranno servire da esempio pratico e politico sul modello delle Zone economiche speciali che nei primi anni ’80 hanno trainato il turbo-capitalismo-comunista cinese.

Con le LCZs ad alcune aree verrebbero concessi poteri simili per sperimentare politiche low carbon, ben oltre le attuali norme nazionali cinesi. Le LCZs sono pensate come delle Silicon Valley cinesi per la “low carbon economy” che attrarranno investimenti esteri hi-tech con misure quali la forte protezione dei brevetti, incentivi fiscali mirati e assunzione di lavoratori qualificati. Queste zone speciali potrebbero anche attirare nuovi tipi di “carbon finance” anche con la realizzazione della capacità istituzionale necessaria per sostenere localmente lo scambio di emissioni sulla base di esperienze internazionali e attraverso un forte sistema di controllo.

Inoltre, questo potrebbe consentire di armonizzare la crescita di vaste aree della Cina agli standard Ue in settori chiave a basso tenore di carbonio, come le emissioni dei veicoli, prodotti energetici di largo consumo contribuendo così a facilitare le esportazioni cinesi e rafforzare gli scambi e dei flussi di investimenti nelle LCZs. Le LCZ sono state proposte e sperimentate anche in Gran Bretagna, certamente su scala minore di quello che potrebbe accadere in Cina ed in contesti locali, ma il governo di Pechino guarda con interesse all’Inghilterra, da dove è partita la rivoluzione industriale e le cui città sono grandi produttrici di CO2 sia con il traffico che con l’energia consumata dagli edifici.

I cinesi sono molto interessati al miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici e guardano come ad un esempio luminoso alla forte riduzione dello smog a Londra. Quello che vogliono fare è concentrare inizialmente, sul modello britannico, le Low carbon zones in quartieri perché sarebbe più facile partire con la produzione combinata di calore ed elettricità, una forma di LCZ già proposta a Londra.

«Progettare e attuare politiche efficaci per guidare la transizione verso un´economia a basse emissioni di carbonio e condividerne equamente i costi è una grande sfida politica per i governi di tutto il mondo – scrive Global Times – Per proseguire il percorso verso un futuro sviluppo economico a basso tenore di carbonio le LCZs, sia nella variante cinese che in quella del Regno Unito, offrono un modo importante per affrontare le sfide future».

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