[08/05/2009] Parchi

Lipu: i Piani di sviluppo rurale delle regioni non tutelano la biodiversità

BRUXELLES La Lipu-BirdLife italia ha presentato a Bruxelles il dossier “Psr 2007-2013 e biodiversità – valutazione del ruolo dei Psr nel raggiungimento dell’obiettivo di fermare il declino della biodiversità entro il 2010”, uno studio dettagliato sui Piani di sviluppo rurale realizzati dalle 21 regioni italiane, con l’analisi delle priorità ecologiche confrontate con le misure adottate e i suggerimenti di modifica proposti dalla Lipu.

Un’indagine dettagliata dalla quale i Psr non escono certamente bene: «Pochi fondi certi per la tutela della biodiversità. Nessun sostegno per habitat di grande importanza come le steppe e i pascoli estensivi aridi – scrive la Lipu - Qualche schema promettente, come il ritiro dei seminativi dalla produzione, la gestione dei prati per finalità faunistiche, la tutela delle risaie, a rafforzare un panorama nel complesso piuttosto deludente».

Lo studio sottolinea una forte diversità tra regione e regione, «con punte di eccellenza e altre situazioni invece molto carenti dal punto di vista dell’attenzione verso la tutela della biodiversità, intesa come varietà di habitat naturali e seminaturali e di specie selvatiche animali e vegetali (esclusa la biodiversità agricola, ossia le varietà vegetali coltivate e le razze animali allevate)».

Dal dossier viene fuori che in Italia gli ambienti minacciati e protetti dall’Ue, come le steppe, e le specie di uccelli che vi nidificano, non siano assolutamente protetti e non abbiano misure di sostegno e sostegno in Puglia, Sardegna, Basilicata e Sicilia. 7 regioni italiane, quasi tutte del sud, non hanno inserito alcuna misura per tutelare habitat importanti per la biodiversità e per la mitigazione dei cambiamenti climatici. La necessità di tutelare i pascoli e i prati permanenti a favore della biodiversità e della riduzione dei gas serra è stata fortemente sottovalutata: i Psr di Toscana, Sicilia, Puglia, Abruzzo, Basilicata, Calabria e Molise non contengono alcuna misura per il mantenimento o il ripristino di prati permanenti o pascoli.

Solo 4 regioni hanno attivato le indennità Natura 2000 per risarcire gli agricoltori dei mancati redditi e costi aggiuntivi derivanti dall’applicazione delle misure di conservazione nei siti di rete Natura 2000.

La responsabile agricoltura della Lipu, Patrizia Rossi, ha sottolineato che «Rispetto al periodo precedente l’attenzione verso la biodiversità è migliorata, tuttavia solo una piccola percentuale dei fondi dei Psr italiani sono destinati a misure dedicate in modo esplicito alla conservazione della biodiversità, mentre troppe sono le misure generiche che occupano gran parte del bilancio senza portare vantaggi significativi all’ambiente».

Tra le cose più negative individuate dal rapporto Lipu ci sono i fondi destinati a misure contenenti interventi certi per la biodiversità agricola e forestale, circa 1 miliardo di euro, che sono solo il 5% delle risorse nazionali, mentre i fondi destinati a misure potenzialmente dannose per la biodiversità sarebbero più del 16%, 2,9 miliardi di euro. Tra le misure negative per la biodiversità la Lipu annovera l’espansione dell’irrigazione o la costruzione di strade forestali, mentre 11 regioni finanziano la realizzazione di serre, e solo 2 prevedono di limitare gli effetti negativi sull’ambiente di queste strutture.

La Lipu evidenzia anche che hanno fatto buone proposte: «il ritiro dei seminativi dalla produzione per finalità ambientali (Emilia-Romagna); la gestione dei prati per finalità faunistiche (Friuli Venezia Giulia e Trento), come per esempio il Re di quaglie; gli impegni aggiuntivi a favore delle risaie (Piemonte)». Per la Rossi «La novità più importante è l’esclusione dei prati stabili e dei pascoli dalle superfici da rimboschire, ambienti, questi, strategici per la tutela della biodiversità. Anche se quasi tutti i Psr prevedono poi il rimboschimento dei terreni a riposo e di quelli in fase di rinaturalizzazione».

Sono però solo 55 i milioni di euro (lo 0,32%) dedicati al miglioramento della qualità ecologica dei boschi e nei Psr in genere manca un’adeguata formazione e consulenza sulla biodiversità rivolta agli agricoltori.

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