[11/05/2009] Energia

La sbornia atomica è passata: il nucleare non (ri)piace più agli italiani

LIVORNO. Un analogo sondaggio era stato reso noto qualche giorno fa, ma non gli era stata riservata l’attenzione data a “stime” governative e sondaggi che pochi mesi fa assicuravano un rinnovato amore degli italiani per un nucleare bocciato da un referendum popolare, la notizia nel migliore dei casi era stata nascosta in un trafiletto in una sperduta pagina, altrimenti è stata completamente ignorata.

Speriamo che abbia migliore sorte il sondaggio-ricerca dell’Ipsos che verrà presentatato ufficialmente al Festival dell’Energia che si terrà a Lecce dal 14 al 17 maggio e dal quale emerge che solo il 43% degli italiani è favorevole al rinascimento nucleare. L’indagine Ipsos, è stata condotta con interviste telefoniche e presenta interessanti scostamenti rispetto alle stesse rilevazioni del 2008: il calo del consenso dell’opinione pubblica italiana verso il nucleare è notevole: il consenso, passata la sbornia e fatta un po’ di faticosa contro informazione, è rapidamente sceso dal 51% di un anno fa, insieme alla diminuzione del costo della benzina e all’aumento della crisi economica.

Aris, l’agenzia che organizza il Festival dell’Energia di Lecce, spiega che «L’istituto di ricerca ha posto al campione anche un’altra domanda che riprende il tema dominante del Festival dell’Energia: “Quale energia tra 20 anni?” La domanda, proposta richiedendo una previsione rispetto a quali Paesi potrebbero avere maggior “successo” rispetto alle proprie scelte energetiche, metteva gli intervistati nelle condizioni di considerare la politica energetica futura dei singoli Stati. A tale quesito, certamente impegnativo, solo l’8% ha risposto che “avranno successo” i Paesi che hanno investito sul nucleare (contro il 25% della precedente indagine del 2008). Il campione ritiene invece che i Paesi che investiranno sulle fonti rinnovabili potranno meglio contemperare sviluppo e protezione dell’ambiente, e quindi “avranno successo».

Per il presidente di Aris, Alessandro Beulcke, «Si tratta di dati che fanno riflettere e che certamente sono influenzati sia dalle nettissime scelte di politica energetica di Barack Obama sia dal consistente calo del prezzo del petrolio. Sarà stimolante discuterne a Lecce con i maggiori esperti nazionali e internazionali di energia, oltre che con gli ambientalisti e le imprese»

I dati somigliano molto a quelli di un sondaggio, svolto dall´Eurispes nell´ambito del Rapporto Italia 2009, pubblicati il 6 maggio da La Repubblica: i contrari al ritorno del nucleare pari al 45,75%, i favorevoli il 38,7%, ma l´8,2% dei sì era favorevole solo se le nuove centrali venissero realizzate lontano da dove vivono.

Il 27,3% di coloro che dice no al nucleare lo fa perché lo considera troppo rischioso, il 18,4% perché non la ritiene una soluzione veloce per risolvere i nostri problemi energetici. Tra i si il 30,1% pensa che il nucleare sia una buona soluzione per risolvere la crisi energetica.

I contrari alle centrali nucleari sono soprattutto ne Nord-Ovest (49,5%), nel sud (47,9%), e nel centro (47,2%) e Nord-Est (45,7%), mentre piacciono a sardi e siciliani (50%).

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