[26/05/2006] Rifiuti

Cané (Refri): «Sui Raee proroga obbligatoria»

LIVORNO. Una proroga di sei mesi del decreto legge numero 151 (che recepisce la direttiva UE) sul recupero e lo smaltimento degli apparecchi di fine vita che dovrebbe entrare in vigore il prossimo 13 agosto. La chiederà Ecodom, il consorzio dei produttori di elettrodomestici creato per il recupero e il riciclaggio degli apparecchi. Ma anche i recuperatori sono d’accordo.

Gabriele Cané, amministratore delegato del gruppo Refri, ci spiega la situazione e il motivo per cui una proroga sarebbe auspicabile.
«La norma emanata l’anno scorso prevedeva due scadenze: una a febbraio con l’emanazione dei decreti che in qualche modo creavano la cabina di regia del sistema, l’altra sei mesi dopo, cioè in agosto, che prevedeva la partenza del sistema. Non essendo stati fatti i decreti attuativi dal Governo Berlusconi, non solo il rinvio dell’entrata in vigore del sistema è auspicato, ma è assolutamente necessario».

E’ un problema solo di decreti attuativi mancanti, oppure ci sono problemi anche sulla stessa legge?
«Esistono ancora molte perplessità sull’adeguatezza della norma in quanto, ad esempio, non è previsto alcun rapporto istituzionale tra coloro che effettuano la raccolta da una parte e coloro che recuperano dall’altro. E’ un sistema a tre teste, in cui il ruolo dei produttori è chiaramente rilevantissimo, anche perché sono i responsabili del finanziamento del sistema, ma gli altri attori non vengono riconosciuti, né il recuperatore, né i comuni e le municipalizzate che fanno la raccolta, che sono visti come semplici prestatori d’opera, quando, invece, sono coloro i quali, nel bene e nel male, hanno finora consentito quel poco di applicazione delle norme relative al controllo delle sostanze ozono lesive contenute nei prodotti di consumo.
Ecodom, dal canto suo, a mio avviso giustamente, ha già lanciato le richiesta di offerta per il sistema logistico e di trattamento dei Raee, con scadenza 31 maggio, anche in carenza dei decreti attuativi del D. lgs. 151/05».

Il sistema prefigurato dalla legge riuscirebbe a stare in piedi da solo, economicamente parlando?
«Io avevo fatto un calcolo, a gettito reale di raccolta, sul risparmio che i comuni avrebbero avuto, con il passaggio degli oneri di trasporto e recupero a carico dei produttori di Aee, rispetto al costo di trattamento e trasporto dei rifiuti attuale. Il risparmio sui costi complessivi assommava a una percentuale di circa lo 0,5%. Nell’ipotesi di raggiungere i parametri di legge, cioè 4 chili per abitante l’anno, si arrivava all’1,00 %. Un risparmio che non è sufficiente da solo a finanziare l’ammortamento di centri di raccolta adatti alla raccolta separata di RAEE coerenti con gli obiettivi di legge. Il sistema prefigurato quindi, comporterebbe, ad oggi un aumento di costo a carico delle municipalità e, quindi, dei cittadini: per questo credo ci sia la necessità di mettersi attorno a un tavolo, capire come si può affrontare un periodo transitorio tra l’attuale sistema (finanziato da Tarsu/Tia) a quello incentrato sulla responsabilità dei produttori».

Se non ci fossero proroghe cosa potrebbe accadere il 14 agosto?
«Il 14 agosto i comuni potrebbero trovarsi a fare un’ordinanza per prendere i Raee e portarli agli impianti di recupero, ma i recuperatori potrebbero trovarsi a non sapere né chi li paga, né quanto li paga. Per questo serve una proroga, così come serve un lavoro che consenta di utilizzare i tempi della proroga per individuare l’applicazione in via transitoria della norma. L’AssoRaee, l’associazione di categoria istituita in seno a Fise–Unire, che raccoglie la maggior parte dei recuperatori, ha già chiesto ufficialmente a Ecodom di rinviare i termini di presentazioni delle offerte, per consentire la definizione del regime transitorio ed in attesa di dare certezza normativa a tutti gli attori del sistema».

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