[15/06/2006] Rifiuti

Il trattamento e il recupero di rifiuti ancora nel mirino degli inquirenti

LIVORNO. Un’indagine della Procura della Repubblica di Livorno, che investe tre società private impegnate nel trattamento e recupero dei rifiuti loro conferiti anche da aziende pubbliche, rischia di paralizzare l’intero ciclo di gestione della città. Gli inquirenti, infatti, hanno chiesto il sequestro preventivo degli stabilimenti e ciò potrebbe determinare uno stop che avrebbe effetti importanti sull’intero sistema di gestione dei rifiuti, da quelli urbani a quelli ingombranti fino a quelli pericolosi.

Una prima richiesta avanzata dalla procura al giudice per le indagini preliminari è già stata da quest’ultimo respinta, mentre a giorni dovrebbe pronunciarsi anche il tribunale del riesame. Le tre società finite nel mirino della procura sono la Lonzi metalli, la Rari e la Cliri, anche se le contestazioni non sono uguali per tutte. Nel caso della Cliri (azienda che recupera rifiuti inerti, terre di scavo, rifiuti da demolizioni), secondo i magistrati si sarebbe superato il limite consentito di rifiuti da trattare. Per Lonzi metalli (selezione e recupero di carta, legno, ferro, ingombranti, ecc...) si tratterebbe di una non conforme registrazione di qualche codice Cer, mentre per Rari (inertizzazione rifiuti pericolosi) si tratterebbe di pratiche operative non adeguate. L’indagine è scattata l’anno scorso, anche in seguito a esposti di alcuni abitanti delle zone dove sorgono gli stabilimenti, alla periferia della città, e anche Arpat e carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) avrebbero svolto attività.

Interpellate, le aziende interessate, a parte la preoccupazione per le attività e i posti di lavoro in discussione, hanno dichiarato di essere serene del loro operato e fiduciose nel termine di una vera e propria «via crucis» derivata, in questi ultimi anni, da una girandola interminabile di interpretazioni di leggi, norme e prassi operative che, auspicano, vengano finalmente e definitivamente chiarite.

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