[20/06/2006] Acqua

Tutela delle acque sotterranee, Italia in ritardo

ROMA. Mentre prosegue la discussione sui destini futuri del decreto legislativo 152/06, in sede comunitaria si accelera l´iter della direttiva per la tutela delle acque sotterranee, che dà attuazione alla direttiva quadro 2000/60/Ce in materia. Entro il 2008 gli stati membri saranno obbligati all’imposizione di nuovi limiti massimi di inquinamento dei corpi idrici sotterranei e ad avviare periodici controlli sui trend di qualità delle acque.

Entreranno in gioco poi i valori soglia: entro il 22 dicembre 2008 gli Stati membri dovranno stabilire standard severi per i limiti di concentrazione di un inquinante nelle acque sotterranee il cui superamento porterebbe a caratterizzarle per il cattivo stato chimico, individuando poi sul territorio quegli inquinanti che rappresentano fattori di rischio.

I valori soglia dovranno rispettare i parametri stabiliti dalla direttiva e potranno essere fissati a livello nazionale, di distretto idrografico o di corpo o gruppi di corpi idrici sotterranei. Gli Stati membri dovranno individuare tutti i trend significativi e duraturi dell´aumento delle concentrazioni di inquinanti rilevate nei corpi o gruppi di corpi idrici sotterranei, per invertirle attraverso le misure previste dalla direttiva 2000/60/Ce.

Interessanti sono anche gli aspetti preventivi per gli scarichi indiretti (quelli dovuti a percolazione attraverso il terreno o il sottosuolo): gli Stati membri dovranno garantire che il programma di misure previste per ciascun distretto idrografico, comprenda la prevenzione di scarichi indiretti e che quelli autorizzati lo siano soltanto a condizione che gli scarichi non mettano a rischio il conseguimento di un buono stato chimico delle acque sotterranee. Come è evidente la direttiva impone delle accelerazioni e esige risposte in tempi brevi.

Il nostro Paese (come altri del resto) è difficile che possa tenere il passo in modo adeguato. La conoscenza specialmente quantitativa delle acque sotterranee è ancora parziale. In Toscana ad esempio, regione in questo campo più avanti di altre, il monitoraggio è a regime solo dal 2003 (45 corpi idrici significativi sotterranei, 396 punti di controllo chimico e 110 per lo stato quantitativo), quindi non si hanno ancora dei trend su specifici inquinanti anche se si stanno individuando parametri ed aree critiche.

Lo sforzo è notevole anche per la distinzione tra sostanze che sono presenti normalmente in determinati corpi idrici sotterranei in base alla composizione dei terreni rispetto ad altre che derivano da attività produttive e sono quindi inquinanti. Per raggiungere gli obiettivi di qualità ambientale previsti dalla direttiva (buono entro il 2015 per i corpi idrici sotterranei significativi), dovrà essere messa in atto una sinergia di azione sul territorio che come precondizione ha l’acquisizione di elementi di conoscenza per raggiungere i quali è necessario investire in risorse umane e finanziarie in una congiuntura non proprio favorevole.

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