[22/06/2006] Energia

Quanto è difficile installare i pannelli solari

LIVORNO. Ci è arrivata in redazione questa lettera: «Come ditta installatrice denunciamo il controsenso, ovviamente dettato da una politica per la tutela paesaggistica della quale abbiamo il massimo rispetto, che fa allontanare i cittadini dall´installazione dei pannelli solari. La Regione incoraggia l´installazione di pannelli al fine di ridurrre emissioni nocive, ma i comuni, grazie a Dio non tutti, a fronte di vecchi regolamenti comunali, o per altre motivazioni, chiedono come documentazione una Dia e relativo parere paesaggistico. Tutto questo comporta una dilatazione dei tempi per l´acquisizione dei necessari permessi e dei costi, che spesso fanno desistere anche i cittadini che più credono nelle fonti di energia rinnovabile».

Un problema reale, col quale si scontrano molti degli operatori delle energie alternative, anche dopo l’approvazione da parte della Regione Toscana della legge che renderebbe “automatico” l’utilizzo dei pannelli solari in tutte le nuove costruzioni o nelle ristrutturazioni.

Ed è un problema che, nonostante l’enorme successo dei finanziamenti per i “tetti solari” e le quote fissate dal Grtn che vengono subito esaurite, continua e rendere la vita difficile al cittadino – meno alle aziende che possono affidarsi a professionisti del settore o ad una rete di assistenza tecnica associativa – che vorrebbe installare i pannelli, ma spesso si trova ad affrontare una giungla normativa e burocratica che glielo impedisce o lo scoraggia.

Oppure, come nel caso elbano segnalatoci e di molte località toscane ad elevato valore paesaggistico/ambientale, ci si trova di fronte a insormontabili divieti della soprintendenza, mentre magari sui tetti accanto fioriscono decine di visibilissimi “padelloni” per la tv satellitare per i quali nessuno si sogna di chiedere compatibilità paesaggistica,
permessi e Dia.

Insomma, tutti dicono di volere il solare, ed alcune associazioni ambientaliste lo contrappongono all’eolico, ritenuto più impattante dal punto di vista paesaggistico-ambientale, ma per molti che vorrebbero installarlo è impossibile o complicatissimo farlo.

Non aiuta nemmeno la sottovalutazione evidente della questione delle energie alternative riscontrabile in molti piani strutturali e regolamenti edilizi, dove mancano le misure per sburocratizzare le procedure o addirittura l’accoglimento della legge regionale.

Una sottovalutazione che, per esempio, riguarda anche le opportunità e la ricerca: è praticamente passata sotto silenzio la notizia che un gruppo di ricercatori italiani dell´università di Parma e di Pisa ha da tempo brevettato un tipo di pannello solare fotovoltaico senza silicio.

«Gli studi e le sperimentazioni di questi ricercatori – spiega Adriano Bruschi, di Legambiente Piombino - hanno portato a un brevetto per una tecnologia a lunga durata, con rendimento paragonabile ai pannelli fotovoltaici esistenti, anche se leggermente inferiore nelle punte di massima solarizzazione ma con il vantaggio di mantenere lo stesso rendimento anche a luce ridotta. Il vantaggio enorme che hanno questi pannelli è che usano materiali a bassissimo costo e per la loro fabbricazione si usa pochissima energia e quindi il prezzo di vendita sarebbe enormemente inferiore».

«Si potrebbe costruire un’impianto con un rientro economico valido (5-6 anni) - prosegue Bruschi - la produzione prevista è infatti di 18-20 MW/anno facendo funzionare la linea a pieno regime nelle 24H ed il costo a Watt del pannello ottenuto sarebbe di un terzo di quello del silicio. Occorrerebbero però investimenti: 5 milioni si prevede possano venire da contributi pubblici per le energie rinnovabili, 15 milioni devono essere investiti ma una parte dei costi li sopporterebbe la Alta, un’azienda del settore, resterebbero da trovare oltre 10 milioni di euro».

Finora non è stato possibile, ma intanto si legge che altrove Marcegaglia e la Salamon hanno concluso un accordo per produrre questo tipo di pannelli fotovoltaico. «Sono contento che finalmente qualcuno si sia deciso ad intraprendere questa produzione che può rappresentare una svolta nel campo delle energie alternative - conlude Adriano Bruschi - Mi dispiace che in zona non ci siano imprenditori, al di fuori di Alta, che abbiano voluto interessarsi e approfondire».

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