[10/07/2006] Aria

Dopo Seveso indietro non si torna

ROMA. A 30 anni da Seveso ed a 20 da Chernobyl, Ambiente e Lavoro, Legambiente e Wwf sottoscrivono e lanciano un patto di impegno ambientale.
«Il mondo non è più quello del 10 luglio 1976 – si legge nel documento delle tre associazioni ambientaliste – quando l’Icmesa (azienda controllata dalle multinazionali Givaudan e Hoffman La Roche) cercò di tenere nascosta la fuoriuscita di diossina che investì una decina di comuni della Brianza, tra cui Seveso. Il mondo non è più nemmeno quello del 26 aprile 1986, quando le autorità sovietiche cercarono di nascondere l’incidente nucleare di Chernobil».

Per gli ambientalisti da quelle tragedie «tutti hanno dovuto trarre insegnamenti e gli stati hanno imposto nuove prescrizioni (di prevenzione, sorveglianza, informazione. I cambiamenti finora avvenuti, nella sicurezza industriale, nella ricerca mondiale di nuove fonti energetiche, nella percezione sociale della questione ambientale, nelle nuove opportunità di sviluppo che ci offrono oggi, sono stati tanti e tali da farci guardare con fiducia e speranza ai cambiamenti necessari nel prossimo futuro».

Ma secondo Wwf, Alt e Legambiente tutto questo può essere messo in discussione «nel processo di globalizzazione a cui stiamo assistendo e al quale contribuiamo. Noi, tuttavia crediamo che i progressi siano stati tali da indurci a ritenere possibile un futuro, tra venti o trent’anni, che sappia affrontare le sfide del millennio».

Insomma, per le tre associazioni, «indietro non si torna e non sarebbe auspicabile tornare», occorre invece condividere in Europa e nel mondo il miglioramento delle condizioni di vita e porre a tutti l’interrogativo della sostenibilità, così le associazioni pongono al centro della commemorazione di Seveso le questioni dello sviluppo, della qualità della vita e del lavoro e chiedono e propongono a
tutti: «la possibilità di vivere e lavorare in condizioni di sicurezza; l’approvazione del Reach, il regolamento europeo sulla valutazione dei preparati chimici; lo sviluppo sostenibile e l’assunzione di stili di vita più consoni alla conservazione dell’ambiente; la costruzione della pace, la lotta alla povertà, la stabilizzazione del clima».

Anche il ministro dell´ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ricorda la data di oggi: «Trent´anni dopo Seveso abbiamo bisogno di più garanzie per la salute e la sicurezza di lavoratori e cittadini, e per l´ambiente. In particolare - ha detto il ministro
- abbiamo la necessità di piani di sicurezza areali, ossia delle zone ove insistono più impianti, e non semplicemente piani legati alle singole industrie. I piani di area ci consentirebbero di evitare l´effetto domino in caso di incidente».

Per quanto riguarda le tipologie di attività, il ministero dell’ambiente fornisce anche alcune cifre: gli stabilimenti chimici e petrolchimici sono circa il 27% degli impianti a rischio, seguiti dai depositi di gas liquefatti, 24% e dai depositi di olii minerali, 17%. Sono 17 le raffinerie presenti in Italia. In Lombardia, la regione a più elevata concentrazione di industrie pericolose, gli stabilimenti chimici o petrolchimici a rischio rilevante sono quasi il 45% degli impianti soggetti al decreto 349.

Per Pecoraro «un altro passo in avanti verso una maggior tutela é affrontare la criticità dovuta alle frammentazioni societarie frequenti nelle industrie. Dal momento che l´applicazione delle norme di tutela e sicurezza fa capo ai gestori e non agli stabilimenti, si crea di fatto una pericolosa deresponsabilizzazione, una sorta di labirinto burocratico. Ci siamo messi al lavoro - ha concluso Pecoraro - per innalzare i livelli di tutela. Per questo abbiamo chiesto l´inserimento nel disegno di legge comunitaria 2006 di un´apposita delega per l´aggiornamento normativo. In questo senso il ricordo di Seveso deve guidarci per impedire il ripetersi di tali incidenti e per garantire più sicurezza ai cittadini e all´ambiente attraverso una più efficace prevenzione».

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