[13/07/2006] Parchi

Il decreto Bersani blocca gli enti parco

BELLUNO. Guido De Zordo, presidente del parco nazionale delle Dolominiti bellunesi, ha scritto al presidente del Consiglio Romano Prodi, ai ministri Padoa Schioppa, Pecoraro Scanio e Bersani ed ai presidenti delle commissioni ambiente di Camera e Senato per chiedere la modifica del decreto Bersani e lo sblocco della cassa dell´Ente.

«Ci rivolgiamo a voi – si legge nella lettera - per sottolineare un effetto, probabilmente indesiderato, del cosiddetto "decreto Bersani". L´oggetto del provvedimento non è, ne poteva essere, la conservazione della natura del nostro Paese, eppure alcuni articoli, per la loro generica stesura sono destinati ad influire negativamente sul destino del nostro sistema di aree naturali protette» De Zordo sottolinea che gli articoli 22, 27 e 29 riguardano "enti ed organismi pubblici non territoriali" tra cui, appunto, gli enti parco nazionali e sottolinea come l´articolo 22 «sia un provvedimento fotocopia di quello emanato in passato dal Ministro Tremonti, e che ha avuto come unico risultato la riduzione del 10% di un intero blocco di voci di bilancio.

Ora se l´obiettivo è quello di colpire le consulenze inutili, il metodo appare improprio, in quanto si finisce per ridurre voci di spesa ormai ridotte al lumicino» e questo dopo la riduzione del 10% imposta dal governo Berlusconi.

Il problema è che in questo settore di bilancio colpito dal decreto Bersani ci sono anche le spese per la gestione degli automezzi, del riscaldamento ed altre spese spicciole ma necessarie alla vita dei parchi come per i materiali di facile consumo e le spese telefoniche.

Invece l´articolo 27, scrive De Zordo «riduce al 40% (già ridotto al 50% dal precedente Governo, quindi un ulteriore - 10%) le spese annue per studi, incarichi di consulenze, relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza. Viene spontaneo chiedersi come un Ente Pubblico possa fare animazione economica sui territori affidatigli in gestione se non utilizzando strumenti di animazione socio-economica e culturale». Anche l´art. 29 riduce drasticamente del 30%, le spese per gli organi dell’aree protette nazionali impedendo così il pieno svolgimento delle funzioni dell´Ente Parco.

Tutto questo si aggiunge «a quanto già disposto dalla legge finanziaria 311/2004 che di fatto ha congelato la cassa e la capacità di spesa degli enti parco nazionali, non può non nascere il dubbio che la manovra finanziaria e legislativa sia stata ispirata da qualcuno che ha in animo la delegittimazione delle aree protette del nostro paese». Ed ad una continua riduzione del contributo ordinario del ministero dell´ambiente, così i parchi hanno dovuto trovare finanziamenti esterni, anche con progetti finanziati dall’Ue, che però vanno utilizzati in tempi ben definiti.

«Al fine, pertanto, di evitare la perdita di finanziamenti ed il blocco quasi completo dell´attività dell´ente Parco – dice il presidente del parco delle Dolomiti bellunesi, nonché l´ingenerarsi di un circolo vizioso per cui la mancata realizzazione di un intervento precluda l´accesso a futuri finanziamenti, si ritiene necessario chiedere con la presente la deroga al vincolo di cui all´articolo 1, comma 18, della Legge 30 dicembre 2004, n.
311 così come previsto dall´articolo 1, c. 2, lettere g) ed h) del D.M. 21 febbraio 2005, per tutte le categorie di interventi non direttamente finanziati con trasferimento di fondi a carico dello Stato, bensì provenienti da fondi dell´Unione europea e di privati.

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