[25/07/2006] Acqua

Della Seta: «Ripubblicizzare non è la panacea».

ROMA. Pubblicizzare, anzi ripubblicizzare molti servizi, in particolare quello idrico, è una delle parole d´ordine che circolano tra comitati e associazioni e che è riecheggiata anche al meeting di San Rossore. Ma ripubblicizzare è praticabile, soprattutto mentre l´Europa va in tutt´altra direzione? Lo chiediamo al presidente nazionale di Legambiente, Roberto Della Seta (nella foto).

«Noi come Legambiente abbiamo una posizione nostra e molto precisa sulle pubblicizzazione e privatizzazioni: pensiamo che i servizi, penso soprattutto all´acqua, possano ridiventare pubblici la dove le pubbliche amministrazioni siano concretamente in grado si svolgere una gestione efficiente, il controllo sul servizio offerto e sulla qualità. Va detto che in questi ultimi anni anche la privatizzazione dei servizi spesso non ha garantito questo, difficilmente si sono incontrati controllo, efficacia e qualità».

Ma nel caso in cui la cattiva gestione fosse(come spesso nel passato) del pubblicoalla fine, non viene pagata dai cittadini?
«Il problema non è rimpiangere il monopolio pubblico, occorre però evitare che un bene come l´acqua finisca nelle mani di aziende, anche multinazionali, troppo grandi ed inafferrabili perché l´amministrazione pubblica possa averci un confronto sulla qualità e sul servizio, che deve comunque essere visto come bene pubblico».

E allora si ripubblicizza tutto, anche la dove il privato non è in maggioranza, come vorrebbe qualcuno?
«Mi sembra un´opzione complicata da far passare, anche dal punto di vista della forma e dei possibili costi. Ma se parliamo di acqua il bilancio non mi sembra positivo neanche in Toscana, dove la politica della regione nei meeting è magari molto radicale, ma poi la pratica è molto più pragmatica»

Quindi la gestione dell´acqua deve prescindere dall´efficienza e dall´efficacia e non deve sottostare ad un bilancio economico?
«Questa non è assolutamente la nostra posizione. La cosa che ci distingue da alcuni movimenti e comitati che si occupano di quelli che vengono chiamati ´beni comuni´ è che noi riteniamo sbagliato che questo genere di risorse non debbano essere gestite con criteri economici, ed anche commerciali direi. L´accesso gratuito all´acqua per tutti è un diritto in Burkina Faso o in Kenia, dove l´acqua manca ed è una risorsa vitale, altra cosa in paesi come il nostro, dove esiste ad esempio un fortissimo prelievo ad uso agricolo che incide molto sulla risorsa. Noi crediamo che l´acqua, proprio perché è una risorsa, debba essere pagata, in alcuni casi anche di più di quanto la paghiamo oggi, perché dare un costo alla risorsa ed una gestione economica efficace significa anche andare verso politiche di efficienza, modernizzazione delle distribuzione e, soprattutto di risparmio di un bene comune e sempre più scarso e prezioso».

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