[25/07/2006] Rifiuti

«Dati gonfiati anche per chiedere un nuovo inceneritore»

PONTEDERA (Pisa). E’ scoppiato il bubbone.
Negli anni Legambiente Valdera ha mosso una serie di critiche alla gestione Ecofor/Geofor, critiche che sono immancabilmente rimbalzate come su un muro di gomma.

Geofor e l’impresa Forti, da 15 anni operano indisturbati senza concorrenza, in condizioni di monopolio, in condizioni di assoluta mancanza di trasparenza per una società mista pubblico/privato, con una serie di episodi documentati di irregolarità nella gestione dei rifiuti, intascando dai cittadini tributi salati, senza riuscire a raggiungere obiettivi decenti di riduzione dei rifiuti e di raccolta differenziata (e senza riuscire nemmeno a raggiungere quei vantaggi economici per la collettività come ad esempio accade a Peccioli).

Il culmine dell’impunità si è raggiunto con un Piano provinciale basato su dati forniti dalla Geofor stessa e la richiesta di un nuovo inceneritore. Secondo il Piano in provincia di Pisa gli abitanti produrrebbero la quantità record di 697 kg all’anno pro-capite di rifiuti urbani (RU), quando in una provincia come Milano, per dirne una, se ne producono 510!

Per non dover pagare la penale prevista dal Decreto Ronchi per i comuni che non raggiungono il 35% di raccolta differenziata (RD), si sono considerati rifiuti urbani da RD quei rifiuti speciali prodotti da aziende artigianali e commerciali, come cartoni e metalli, che erano già trattati separatamente dalle aziende e avviati al riciclo. Come più volte denunciato, con questo espediente, con un semplice artificio amministrativo-contabile, si è aumentata la percentuale della raccolta differenziata. E, se in certi comuni l’assimilazione non bastava, a quanto pare, interveniva Frucci con un ´ritocchino manuale´.

In questo modo si raggiungevano diversi obiettivi: da un lato con l’aumento fittizio delle RD, con l’assimilazione di rifiuti aziendali e la falsificazione dei dati non si è pagata l’ecotassa, dall’altro il gestore ha continuato a lucrare sui rifiuti indifferenziati destinati alla discarica e all’inceneritore che rimanevano costanti, alle spalle dei cittadini - il costo della gestione dei RU nella provincia di Pisa è tra i più alti d’Italia, da noi, dati APAT, si spende 150 € per abitante all’anno, quasi il triplo che a Milano, con 55,2 €!

Il tutto avrebbe prodotto uno spaventoso aumento globale dei RU, del 34,97% dal 1998 al 2004, che avrebbe poi giustificato l’ultimo business, la richiesta di un nuovo inceneritore: un impianto/cuccagna da 183.000 t/a, costruito con i soldi pubblici ma con introiti privati che per giunta avrebbe beneficiato delle maggiorazioni CIP6 per le energie rinnovabili!!

Ai limiti della legalità o meno, tutto questo si configura come una grande truffa ai danni dello Stato, dei cittadini e dell’ambiente e crediamo scontata la richiesta di un completo azzeramento del CDA.

Chiediamo una commissione d’inchiesta indipendente che produca un’analisi dettagliata dei flussi reali di RU in questi anni, che permetta di riscrivere il Piano Provinciale dei rifiuti ed eventualmente far restituzione ai cittadini quanto addebitato per rifiuti da loro mai prodotti. I cittadini hanno pagato tasse per rifiuti urbani che urbani non erano, rifiuti reali o virtuali, che niente hanno a che fare con le famiglie, niente a che fare con la pulizia delle strade, con le scuole o gli ospedali. Questi soldi devono essere restituiti da chi ha truffato.

Crediamo che il discredito dell’azienda non debba assolutamente ricadere sulla RD, si deve anzi rilanciare il porta a porta ed il riciclo, non basta infatti attestare le percentuali di RD, si deve certificare che queste percentuali non finiscano in discarica o nell’inceneritore.

Per questo, come ripetiamo da anni, si deve affidare la RD ed il riciclo ad un soggetto diverso, scorporare l’azienda che affettua la RD da quella che effettua lo smaltimento in discarica e nell’inceneritore per un evidente conflitto d’interesse. Quest’ultima ha un guadagno immediato e senza fatica dal sistema cassonetto discarica/inceneritore, con processi meccanizzati e con pochissimo personale, e non ha invece alcun interesse ad un sistema ecologicamente sostenibile con molta manodopera, come la raccolta differenziata e il riciclo che per giunta sottraggono materia preziosa per l’inceneritore e la discarica.
E’ inutile ribadire che occorre una gara pubblica, non perché l’ha chiesta Fontanelli, ma perché sono già le nuove leggi a prevederla. Il problema è semmai capire come la Geofor possa partecipare alla pari con i concorrenti, senza vantaggi di posizione e senza accampare un fasullo bollino blu della certificazione di qualità e ambiente (ISO 9001 e 14001) riconfermato appena un mese fa.

Infine crediamo che si debbano studiare nuove forme di controllo pubblico, come si è visto la commistione di politica e imprenditoria privata non dà assolutamente garanzie, meglio piuttosto responsabilizzare semplici cittadini sorteggiati, come in certi casi si fa nel Nord Europa.

*Legambiente Valdera

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