[27/07/2006] Acqua

Quale sviluppo sostenibile con una così grave crisi idrica?

LIVORNO. La crisi idrica che sta attraversando il nostro territorio non solo preoccupa in quanto tale, ma anche, e vorremmo dire soprattutto, in prospettiva futura. Lo sviluppo sostenibile del territorio è, infatti, legato a doppia mandata alla risorsa idrica e in queste condizioni viene difficile pensare a come si possa affrontare, per fare solo un semplice esempio, l’incremento del settore turistico.

Ne abbiamo parlato con Paolo Pacini, presidente dell’Ato 5, e con Mario Lupi, consigliere regionale dei Verdi. Ne sono uscite due posizioni piuttosto diverse, con Pacini che sostanzialmente guarda alla necessità di trovare altre fonti di approvvigionamento, e con Lupi che invece punta tutto o quasi sul risparmio della risorsa primaria

Presidente Pacini, come si può pensare allo sviluppo del territorio con una situazione così drammatica dal punto di vista dell’approvvigionamento idrico? «Sull’acqua le questioni sono due: la qualità e la quantità. E per fare queste cose servono grandi investimenti e che si superi l’idea dell’autosufficienza territoriale dei singoli comuni guardando, invece, al territorio nel suo complesso».

Investimenti per fare cosa? «Servono grandi infrastrutture. Per la miscelazione, ad esempio, volta al miglioramento della qualità dell’acqua, c’è bisogno di grandi serbatoi per il trattamento. Poi, come dicevo, c’è il problema della quantità. E questo si affronta diminuendo gli emungimenti dell’acqua dalle falde. Bisogna pensare a cose diverse come grandi invasi da costruire a monte. Progetti che costano miliardi. Accanto a questo servono anche iniziative che puntino ad una razionalizzazione dell’uso dell’acqua. Portare avanti progetti come Aretusa, che vede l’utilizzo da parte delle industrie di acqua proveniente dai depuratori. E ancora, un maggiore utilizzo delle acque reflue».

Grandi progetti e molto costosi. Ma chi li finanzia? «Un invaso da 6 milioni di metri cubi costa miliardi e non si può certo pagare con la tariffa. Bisogna che la politica nazionale e regionale trovino il sistema di finanziare questo tipo di progetti».

Per Mario Lupi la questione si pone da un altro punto di vista. Quello della reale sostenibilità di un territorio rispetto allo sviluppo.

«Energia e acqua sono per noi elementi fondamentali sui quali si basa lo sviluppo sostenibile. E per entrambi è arrivato il momento, secondo noi, che si diano i numeri. E penso ai piani di contabilità ambientali. Non si può, infatti, pensare di costruire o fare progetti di un certo tipo su un territorio se non se ne conoscono i limiti. Servono numeri e che siano certi».

«Quando ero assessore alla provincia di Livorno – prosegue Lupi – abbiamo fatto un censimento di pozzi e falde. La situazione dei nostri fiumi è sotto gli occhi di tutti, basta andare a vedere il fiume Cecina che ormai si può attraversare come fosse un’autostrada con la macchina. Per affrontare questa situazione, quindi, bisogna risparmiare la risorsa a tutti i livelli. Bisogna che per bere, ad esempio, si utilizzi l’acqua del rubinetto che con qualche piccola modifica dell’impianto è una cosa più che fattibile. Nell’agricoltura, invece, scegliere colture non idrovore, cosa anche questa possibile perché si sanno quali sono quelle che hanno più o meno bisogno di acqua. E poi c’è l’utilizzo della risorsa idrica nell’industria. Bisogna costruire dei dissalatori e deve essere fatto con il coinvolgimento delle imprese. Penso alla Solvay a Rosignano. Non può, infatti, essere sempre la parte pubblica a pagare».

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