[13/09/2006] Energia

Rigassificatori: appelli e commenti

LIVORNO. Dal sito peacelink.org è partito un appello contro i rigassificatori. Il titolo è molto forte: «Sangue sui rigassificatori».
Noi lo pubblichiamo e siccome nell’appello si chiede ragione a Legambiente e al Wwf di quanto sta accadendo in Nigeria proprio in seguito, secondo l’estensore dell’iniziativa Alessandro Marescotti, della costruzione dei rigassificatori in Italia, abbiamo intervistato Edoardo Zanchini, responsabile nazionale energia di Legambiente.

Così scrive Alessandro Marescotti di Paecelink: «E´ venuto il momento di svelare il retroscena tutto italiano della scelta dei rigassificatori. Essi sono collegati ad una fornitura di metano dalla Nigeria che l´Italia ha sottoscritto tramite l´Eni subito dopo l´impiccagione di un gruppo di attivisti ecologisti. Fu firmato un contratto per la fornitura di gas liquefatto senza che fossero stati approntati i rigassificatori in Italia. E questo contratto di fatto "rende necessaria" la loro realizzazione in quanto la rigassificazione attualmente sta avvenendo in Francia in attesa che vengano costruiti i rigassificatori italiani. Mentre i sostenitori di questi impianti dicono che essi offrono maggiori garanzie di approvvigionamento, va detto che è a rischio proprio il gas della Nigeria destinato ai rigassificatori italiani.

Infatti in quella nazione è in corso una sollevazione popolare contro le multinazionali del gas. Un tecnico italiano è stato rapito il 25 agosto scorso e poi rilasciato il 29. Le multinazionali del gas (le stesse del petrolio) devastano l´ambiente con roghi ininterrotti, 24 ore su 24. La popolazione è costretta ad inalare esalazioni continue. E´ in atto un profondo e incessante inquinamento del delta del Niger non solo per estrarre petrolio ma anche per il metano, che viene sondato con metodologie assolutamente dannose per l´ambiente.

Le multinazionali dell´energia, per difendersi dalle popolazioni che protestano, godono della protezione dell´esercito nigeriano che reprime gli insorti e brucia le baraccopoli per punire i ribelli.

Alcune famiglie tornate sui resti carbonizzati della baraccopoli per raccogliere quello che si era salvato sono state allontanate a sassate dai soldati rimasti di guardia".

Questo solleva una vera e propria "questione morale" che rivela di che lacrime e sangue grondi l´affare che si cela dietro la scelta politica dei rigassificatori.

E´ attraverso questo saccheggio che il gas della Nigeria destinato ai rigassificatori è "concorrenziale" con il gas della Russia e dell´Algeria che in Italia arriva tramite i gasdotti.

Chiediamo a tutti i sostenitori del "gas pulito" dei rigassificatori se questo è accettabile e se per ricattare l´Algeria (e pagare un po´ di meno il gas metano) sia lecito inquinare l´Africa e saccheggiarla ancora di più.

Chiediamo se per garantire questo saccheggio sia anche morale tollerare la repressione, assistere a pestaggi e violenze di ogni genere.

Chiediamo a quelle associazioni che sostengono i rigassificatori, come Legambiente e Wwf, di riflettere sull´enorme inquinamento prodotto in Africa da chi ci procura il "metano pulito" - sottraendolo tra l´altro all´uso locale e allo sviluppo africano - per rendere ancora più bassi i costi energetici di un Nord del mondo opulento che spreca l´energia e che non vuole pagare alle popolazioni locali i diritti di indennizzo sulle loro risorse naturali.

E´ in atto una campagna informativa pro-rigassificatori che li presenta come indispensabili per non passare "l´inverno al freddo". E´ falso. In realtà il metano può giungere tramite i metanodotti in quantità più che sufficiente. Recentemente l´Italia ha infatti concluso accordi per l´incremento dei metanodotti con l´Algeria e il contenzioso Russia Ucraina si è risolto con un nuovo accordo commerciale. Il vero obiettivo dei rigassificatori non è quindi quello di "portare il metano".

E´ accettabile tutto questo?


Zanchini, che cosa ne pensa di questo appello? Ne era a conoscenza?
«Sinceramente non ne ero a conoscenza, ma la questione è importante ed è giusto approfondirla. Va premesso che la gestione di tutte le fonti fossili, in questo senso, è un problema enorme. Non ci sarebbe stata la guerra in Iraq, tanto per fare un esempio, se non fosse appunto un problema. Così accade in Nigeria e in generale nel terzo mondo, ed è anche per questo che bisogna uscire il prima possibile dall’uso delle fonti fossili. Quello che non capisco è cosa ci combini l’Eni».

In che senso?
«L’Eni i rigassificatori non li può proprio fare. Lo ha stabilito l’Autority. Quello che sta accadendo in Nigeria, quindi, mi sembra strano sia collegato ai rigassificatori che saranno costruiti in Italia. Ammesso che tutto quello che viene detto corrisponda a verità. Inoltre le stesse cose accadano anche per il petrolio, ma non si capisce come mai si parla solo dei rigassificatori. C’è poi un’altra importante questione».

Quale?
«I pericoli per la sicurezza non sono tanto legati al rigassificatore, ma alla fonte. Ovvero gli impianti dove il gas viene trasformato in liquido. Qui servono delle leggi e dei controlli precisi perché la sicurezza delle persone in questo caso è veramente a rischio».

Nel dibattito sui rigassificatori ci si dovrebbe interrogare anche su come e da dove arriva il gas, se eticamente e ambientalmente sia una cosa sostenibile.
«Sono assolutamente d’accordo».

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