[18/12/2006] Recensioni

La recensione. Dalla caverna alla casa ecologica - di Federico M. Butera

Dalla caverna alla casa ecologica, Storia del comfort e dell’energia Federico M. Butera. Edizioni Ambiente 2004
Dalla caverna alla casa ecologica, è un appassionante racconto che parte dalla caverna degli uomini primitivi per arrivare all’attuale comfort domestico di molte abitazioni del mondo occidentale. Ed è un racconto che attraversa la storia dell’evoluzione della cultura umana, passando dall’era dell’antica Roma e dalle dimore medievali e rinascimentali, mettendo in evidenza come mano a mano che l’uomo ha sviluppato capacità tecnologiche, dall’introduzione del vetro alle finestre e del riscaldamento, fino all’arrivo dell’acqua in casa e alla svolta dell’elettricità, abbia perso contemporaneamente la capacità di sfruttare al meglio le proprie risorse. Al contrario di quanto faceva all’inizio, nel corso della sua storia l’uomo ha infatti innescato una capacità di depauperare le risorse che aveva a disposizione, fino a metterle definitivamente a rischio nel giro di poche generazioni , con una accelerazione negli ultimi secoli a questa parte. Quando è iniziata la rincorsa verso un modo di vivere infinitamente più confortevole, circondato da apparecchiature sempre più raffinate, e spesso assolutamente inutili.
Il comfort delle case superaccessoriate di oggi e delle città energivore contemporanee, ci pone quindi oggi di fronte al dilemma di quanto tutto questo costi in termini non solo economici, ma anche sociali e ambientali.
Le nostre case sono macchine energivore, sostenute da tecnologie che hanno radicalmente trasformato il comfort e la qualità della vita e che ci hanno reso però talmente dipendenti dalla energia che “qualcuno” ci fornisce, tanto che la sua temporanea mancanza, ci pone in una condizione da “naufrago nell’isola deserta”. Condizione che viene resa in maniera magistrale nelle pagine del prologo che raccontano del risveglio di una cittadina dei giorni nostri nel pieno black-out che ha avvolto l’Italia nel settembre del 2003. In assenza di elettricità tutte le azioni che ci risultano assolutamente “banali” ogni giorno, diventano infatti impossibili e solo in queste occasioni ci rendiamo conto di quanto la nostra dipendenza ( ormai quasi assuefazione), a tutto ciò che funziona grazie ad una presa di corrente, sia ormai a livelli insostenibili.
Abbiamo cacciato dalle nostre città la peste ed il colera- dice Butera- e abbiamo introdotto nuove pestilenze: il tumore da benzene, la malattia polmonare da polveri, l’infarto da stress. Bel progresso.
Stiamo giocando col fuoco. Quello prodotto dai combustibili fossili bruciati per produrre merci, per muoverle e per muoverci e in gran parte per rendere a nostro avviso piacevole la vita negli edifici in cui viviamo, lavoriamo, facciamo shopping o trascorriamo il tempo libero.
Il risultato è che il pianeta si è surriscaldato, il clima sta cambiando sotto i nostri occhi. Quello che ancora non vediamo ( o non vogliamo vedere) sono le tragedie umane del domani. Soprattutto nei paesi lontani da noi e dal nostro benessere. Ma se noi (ricchi) bene o male riusciremo a cavarcela, ci saranno altri che invece non avranno questa possibilità.
Come è possibile allora ripensare una casa che, pur disponendo di tutto i comfort cui siamo abituati e a cui difficilmente vorremmo rinunciare, possa essere sostenibile in termini energetici e di progettazione? Come ripensare l’energia per le città? Come reimpostare un sistema energetico che ci renda più autonomi, meno spreconi e più responsabili nei confronti del resto del pianeta e di chi verrà dopo di noi. E che tenga anche conto del fatto che gran parte della popolazione mondiale oggi è assai lontana ai livelli di comfort che rappresentano il nostro standard. Ma che ormai una fetta consistente di quella popolazione, sino ad ora esclusa da questo comodo stile di vita, si affaccia e lo fa in tempi da record al benessere dell’occidente, volendolo imitare. Nel bene e nel male.
L´alternativa di una casa che, pur disponendo di tutto, sia davvero sostenibile in termini energetici e di progettazione, secondo l’autore, si profila come sempre più vicina (e indispensabile). Una abitazione dove il nostro invidiabile livello di benessere e il nostro "bisogno di pulito" e (di energia) non siano più un danno per il pianeta.
E’ già possibile infatti oggi costruire case sostenibili in un contesto anche più comodo, più complesso e sofisticato dell’attuale: le tecnologie che occorrono per cominciare ad operare in questo senso sono già disponibili ed altre sono allo studio, migliori, più efficienti e più a buon mercato.
Come? Ricorrendo sia alle energie rinnovabili e ad interventi sui sistemi di conversione e distribuzione dell´energia.
Ma anche ripensando ad esempio all’uso degli elettrodomestici.
E poi riguardo alla cosiddetta emancipazione delle donne, dovuta all’ingresso degli elettrodomestici nelle case, ci si chiede se sia davvero una liberazione in termini di tempo o non invece una domanda di pulito a livelli quasi maniacali, che alla fine impegna le donne molto più del passato.
Gli elettrodomestici da cui siamo circondati, se escludiamo la parte che riguarda l’elettronica, sono stati inventati concettualmente nel 1800. Dall’inizio del 1900 si sono evoluti, ma non in un sistema organico. Le aziende produttrici si sono specializzate nelle singole tipologie di elettrodomestico, chi nella lavatrice chi nella lavastoviglie, ma non hanno pensato all’integrazione di questi strumenti in un unico sistema, se non da un punto di vista di una loro più razionale collocazione negli spazi domestici. Non si sottrae a queste considerazioni nemmeno la lavatrice “intelligente” che pur introducendo tecnologie estremamente sofisticate di programmazione è rimasta primitiva dal punto di vista energetico: una resistenza che riscalda l’acqua.
Lo stesso vale per il riscaldamento, per la produzione di acqua di calda, o per i fornelli.
Si pensi ai fornelli: si sono evoluti solo per tipo di combustibile, passando dal fuoco al gas o all’elettricità, ma il principio è sempre lo stesso, una pentola sopra a un fuoco. Ed è un sistema di un’efficienza energetica bassissima. Il salto di qualità secondo l’autore si potrà fare solo quando gli elettrodomestici si parleranno e si integreranno in un sistema ecologico evoluto: perché, ad esempio, si chiede Butera, non riutilizzare il calore prodotto dal frigorifero e dai fornelli per riscaldare l’ambiente domestico?
Riguardo all’illuminazione, il consiglio è quello di utilizzare lampade fluorescenti compatte. E rispetto al comune sentire che questo tipo di lampada abbiano una luce sgradevole e fredda, si ricorda che esistono lampade fluorescenti che danno luce calda, adatta per gli ambienti domestici. Basta specificarlo al momento dell´acquisto.
E poi altri consigli riguardo la modalità di utilizzo degli elettrodomestici, fra cui quello di non lasciare gli apparecchi in stato di stand-by: le statistiche medie europee parlano infatti di un 5-10% di consumi dovuto allo stand-by. Ma oltre ai consigli per una migliore efficienza di quanto esiste indoor, nel libro si ipotizza che l´edificio in toto da consumatore diventi produttore di energia.
Ad esempio, rivestendo interamente di celle fotovoltaiche il tetto e la facciata sud dell’edificio e adottando accorgimenti che minimizzano i consumi pur mantenendo il massimo comfort. Alla fine dell´anno si potrà scoprire che la quantità di energia elettrica prodotta dall´impianto fotovoltaico è superiore all’energia utilizzata per i consumi domestici. E non è fantascienza, ci sono infatti già alcuni esempi di case a energia zero.
Un sistema casa che abbia un bilancio positivo può ricorrere anche alla trigenerazione, un neologismo che associa alla classica cogenarazione di produzione combinata di elettricità e calore anche la produzione di freddo, semplicemente con un motore, che trasforma il calore di scarto. Il freddo si può ottenere facilmente dal calore impiegando macchine ad assorbimento, quelle che venivano impiegate per la produzione del ghiacchio alla fine del 19° secolo.
Le case in questo modo divengono sottoinsiemi di città sostenibili, dove l’input di energia dovrà essere il più possibile da fonti non fossili, gli input di materiali e oggetti dovranno avere un basso impatto ambientale per l’intero ciclo di vita, gli output di rifiuti dovranno essere minimizzati anche attraverso il riciclaggio, l’utilizzo finale di energia dovrà essere minimizzato attraverso l’adozione di appropriati sistemi e tecnologie.
Per raggiungere queste esigenze è necessario un sostanziale cambiamento di tre fattori: produzione di beni, edifici, mobilità. E dovranno cambiare sia al loro interno sia nella loro interazione.
Una città sostenibile sarà quella in cui si riuscirà a materializzare quella che viene definita la triade energetica, ovvero l’uso delle fonti rinnovabili, l’uso razionale dell’energia e la gestione intelligente della domanda di energia.
Utopia e realtà possono coincidere. Si tratta di passare dal “beneavere” al “beneessere”, dice l’autore parafrasando Milan Kundera. Per questo si deve operare all’interno di un nuovo paradigma, in cui le scelte collettive e soggettive, si muovano all’interno di un pentagono ai cui vertici stanno cinque E: Etica, Estetica, Economia, Ecologia, Energia.
Un mondo in cui l’etica di uno sviluppo sostenibile diventi cultura e quindi politica e economia. In cui i vincoli ambientali siano introdotti nella progettazione degli oggetti, degli edifici, delle città. In cui non vi siano più consumatori ma persone. In cui il potere non sia fine a se stesso, ma volto a migliorare la qualità della vita.
Sogni? Ma che almeno ci rimangano quelli.

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