[18/12/2006] Rifiuti

Quando la scienza (non) discute

LIVORNO. La settimana scorsa si è svolto un incontro a Porcari organizzato dall’Assessorato all’Ambiente della Provincia di Lucca, per discutere delle problematiche legate agli impianti di incenerimento. Come relatore è stato invitato Stefano Montanari, direttore del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, impegnato da tempo sul fronte della ricerca sulle nanopolveri.

Una scelta che ha fatto arrabbiare Cartiera Lucchese: «Ci meravigliamo di come la Provincia abbia potuto organizzare un incontro su un tema così delicato – si legge nella nota stampa - invitando a parlare solamente un relatore, per di più conosciuto come uno dei massimi esponenti della lotta contro gli impianti di incenerimento e le centrali elettriche. Se l’intenzione era davvero quella di approfondire l’argomento, forse sarebbe stato più costruttivo un confronto serio e articolato tra più figure del mondo scientifico in grado di esporre tesi diverse e animare un vero dibattito».

Riguardo al dottor Montanari, Cartiera Lucchese ricorda che «non è né ricercatore né docente in nessuna Università, ma è titolare di un laboratorio privato a Modena» e poi cita un brano tratto da un’intervista rilasciata dal professor Stelio Munari - Ordinario di Chimica Industriale dell’Università di Genova - in occasione del Nimby Forum: “…Più recentemente è diventato di moda il problema delle nanoparticelle, non ricordando che esse sono un tipico - indesiderato - prodotto di tutte le combustioni (anche del gas naturale); da autorevoli fonti internazionali (EPA USA – Agenzia per la Protezione dell’Ambiente) le indagini effettuate hanno mostrato che meno del 2% delle nanoparticelle può essere correlato alle emissioni degli impianti di incenerimento mentre grande rilevanza hanno le emissioni degli autoveicoli ed in particolare dei motori diesel. Ovviamente questo non vuol dire che non bisogna prestare attenzione al problema, significa solo che bisogna attribuire il giusto peso ai diversi contributi…”.

«Un consiglio – proseguono da Lucart - che non sembra essere ascoltato da alcuni “presunti” esperti del settore che continuano a presentare le loro tesi come verità acquisite e comprovate nonostante su questo specifico argomento non siano stati a nostra conoscenza mai pubblicati studi da nessuna rivista scientifica internazionale. A questo proposito, è perlomeno surreale quanto sostenuto dal dottor Montanari circa la presunta capacità degli inceneritori di raddoppiare il rifiuto senza eliminarlo. Che sia questo il primo caso di creazione della materia?»

Infine l’ufficio stampa di Cartiera Lucchese ricorda che il progetto della centrale prevede che «possa utilizzare come combustibili esclusivamente fanghi di cartiera (che non contengono plastiche) e legno non trattato, quindi materie che hanno una composizione nota e costante nel tempo. Per garantire il massimo della sicurezza i sistemi di combustione e di trattamento dei fumi previsti dal progetto si prevede comunque l’impiego delle tecnologie più avanzate disponibili, tipiche di impianti destinati a bruciare materie ben più pericolose dei fanghi di cartiera e della legna».

Di seguito la replica di Stefano Montanari: «Uno degli atteggiamenti che ho sempre trovato ridicoli è il "lei non sa chi sono io" e in questo proprio non ci casco.

Ci casca o, meglio, ci ricasca, invece, il prof. Stelio Munari che senso del ridicolo proprio non ne ha e che già in passato si tuffò a mezzo stampa (uno straccio di giornale disponibile a diffondere concerti per ottoni si trova sempre) nei meandri di argomenti che, con ogni evidenza, l´ex cattedratico un po´ ha dimenticato e in grandissima parte ignora. Dunque, non entrerò in polemica con qualcuno che non ha alcun titolo (mi dispiace, professore, ma parlo di quelli veri) né alcuna esperienza per esprimersi al di fuori di una sala d´aspetto o, al massimo, di qualche piccola consulenza aziendale. Né entrerò in discussione con chi annaspa per un ovvio interesse personale a sostenere l´insostenibile, al di fuori non solo di ogni scientificità, ma anche al di fuori del più normale buon senso. Il solo fatto di avventurarsi in un attacco personale portando a dimostrazione di una mia presunta incompetenza il fatto che non lavoro in un´università (e meno male!) chiarisce al di là di ogni dubbio la levatura dei personaggi.

Ricordo solo che l´ingenua (e mi fermo qui) pratica d´incenerire rifiuti è oggetto di censura da parte di vari ordini dei medici (per restare nella mia regione, Modena, Forlì e Ravenna), di varie società mediche (tra le altre, l´International Society of Doctors for the Environment, la British Society for Ecological Medicine, Medicina Demoratica, la Società Italiana di Medicina Generale), del Ministero della Salute Francese, di associazioni come Greenpeace e, in aggiunta, di scienziati di prestigio nazionale ed internazionale. Ma questa è tutta gente che, come noi, lavora sul campo e, dunque, non ha nulla a che spartire con didatti in pensione o industriali amanti del silenzio (altrui).

E allora, in attesa degli studi senz´altro illuminanti che l´ineffabile prof. Stelio Munari dovrà ora necessariamente intraprendere per dimostrare che non parla a vanvera, che dire se non consigliare di raccattare un po´ di cultura e di aprire bocca solo dopo, magari esibendo, al di là delle chiacchiere, quelle prove certe che se non altro il principio di precauzione obbliga ad esibire?»

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