[26/02/2007] Acqua

Siccità, opportuno un tavolo di crisi regionale in vista dell´estate

FIRENZE. Pericolo siccità! 40% di piogge in meno in Toscana durante i primi dieci giorni di febbraio (situazione peggiore di quella che precedette la stagione estivo-autunnale del 2003 allora definita eccezionale), che ha indotto la Regione a istituire un tavolo di crisi permanente. Il problema non è solo locale visto che in Australia per la siccità stanno riaffiorando città sommerse dall’acqua qualche decennio fa, a causa della costruzione di grandi invasi (una sorta di legge del contrappasso!).

Crisi idrica in agguato che fa scatenare grandi e piccole guerre per l’acqua. Rimanendo alle piccole (per fortuna solo quelle ci riguardano), ha fatto notizia quella tra Bologna e Pistoia dove vengono contese le acque del Reno e della Limentra occidentale. Dal lato emiliano i sindaci di piccoli paesini delle montagna accusano di furto Publiacqua, che gestisce gli acquedotti del pistoiese, sostenendo che i corsi naturali dei due fiumi scendono verso Bologna e non può essere consentito di snaturare il percorso dei fiumi con tutte le conseguenze anche di carattere ambientale che ne derivano. Dalla Provincia di Pistoia riferiscono che i prelievi sono fatti in territorio pistoiese e ovviamente non si tratta di furto perché ci sono permessi di prelievo.

Permessi temporanei, provvisori, che diventeranno definitivi? Tutto appare ancora da chiarire in un batti e ribatti che ha per ora coinvolto anche l’Autorità di bacino del Reno ma il contenzioso è già arrivato all’”orecchio” di Provincia e Regione a Bologna. Della questione sentiremo ancora parlare ma è sicuramente emblematica di quelle che fino a ieri potevano essere considerate situazioni eccezionali e che oggi sono la norma. Già l’estate scorsa sono stati numerosi i conflitti tra gli usi della risorsa idrica.

Nel Nord Italia si ricordano i “litigi” per definire priorità di utilizzo dell’acqua degli invasi con diversi soggetti che avanzavano diritti per i propri, legittimi, scopi: dall’uso idropotabile, a quello irriguo o per produrre energia, spesso dimenticando la tutela degli ecosistemi. Tutto come se le normative non indicassero priorità. Ma questo ragionamento riporta al ruolo fondamentale che dovrebbero avere i soggetti regolatori: autorità di bacino, province e autorità di ambito. Questi enti operano o dovrebbero operare in sinergia ma ognuno per motivi diversi non riesce ad espletare fino in fondo il proprio compito, almeno fino ad oggi. Le autorità di bacino, quando sono attrezzate, pianificano e pianificano bene ma sono, per legge, poco “autorità” e la loro spesso è relegata ad opera di consultazione.

Le Province che hanno competenze sul demanio idrico dal 2001 e che rilasciano concessioni, si sono ritrovate una mole di lavoro a cui non sono state in grado di dare risposta. Viste anche le evoluzioni climatiche in atto si tratterebbe di rivedere tutte le concessioni di acqua pubblica che sono state date anche in passato e vagliare in modo preciso quelle da fornire in futuro. Cosa non semplice dato che ancora con precisione ed in maniera estesa su territorio regionale non conosciamo bene quanto sono idroesigenti i vari settori. Le autorità di ambito sono deputate alla pianificazione e controllo del settore idropotabile: senza entrare troppo nel merito, il ruolo di questo ente è stato più volte messo in discussione e non c’è dubbio che vada meglio definito e potenziato (attendiamo lumi anche dalla revisione della parte terza del D.Lgs 152/06).

La Regione può avere un ruolo forte di indirizzo in questo momento anche per risolvere contenziosi locali cercando di far mettere in pratica alcuni principi validi della legge Galli: la solidarietà tra territori e la salvaguardia dei diritti delle generazioni future. Il tavolo di crisi in vista di quest’estate è quanto mai opportuno, ma potrebbe essere anche “istituzionalizzato” un osservatorio regionale permanente sulla risorsa idrica, con l’allargamento anche ad altri soggetti che sono interessati e coinvolti in materia di acqua. Del resto quando la carenza di una risorsa diventa la norma, la risposta non può essere quella dell’emergenza ma della conoscenza, integrazione e pianificazione.

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