[26/02/2007] Aria

Smog, ricominciamo a pensare al perché ci si muove

FIRENZE. Mentre sono usciti i dati del Treno Verde relativi all’inquinamento atmosferico a Firenze, Legambiente Toscana ha voluto allargare l’ottica del ragionamento organizzando l’incontro “Trasporti tra inquinamento e cambiamenti climatici”.

Ovviamente sono stati riportati dati su inquinanti e consumi energetici che attengono all’attualità: il problema PM10 (già trentadue giornate di superamento a Firenze, ma alcune città stanno peggio), blocchi del traffico, i contributi all’inquinamento atmosferico dei “soliti noti” (sistema di trasporto merci) e meno noti (gli aerei durante gli spostamenti a terra ), l’aumento anche in Toscana dei gas climalteranti (CO2 + 11%).

Non sono mancate le proposte di soluzioni da parte di Legambiente: più trasporto pubblico collettivo a partire da quello ferroviario locale, riorganizzazione del trasporto merci, tramvia come occasione di riqualificazione del centro storico, utilizzo di biocarburanti, riorganizzazione delle funzioni... Ma il filo conduttore alla base dell’iniziativa è stato quello di un diverso modello di sviluppo.

«Negli ultimi 4 secoli 600 milioni di persone hanno raggiunto un notevole livello di benessere- ha dichiarato Giampiero Maracchi dell’Università degli Studi di Firenze e Presidente Lamma- a volte a scapito degli altri. Ora altri 2 miliardi di persone, Cina e India, chiedono quel benessere, a pieno diritto, con ritmo vertiginoso. Al 2030, intanto, è previsto un aumento della temperatura di quasi un grado per l’aumento dei gas serra. Il progresso è importante ma il modello adottato, questo tipo di sviluppo è l’unico possibile? In un pianeta finito lo sviluppo non può essere infinito».

Maracchi prova ad individuare qualche causa e possibile soluzione «Il problema è la globalizzazione economica e come si muovono le merci: abbiamo l’uva dal Cile e i pomodori dalla Cina. Tutto ciò è un po’ strano. Noi, ad esempio, con l’Università stiamo sviluppando un progetto di ricerca sull’utilizzo delle fibre tessili ottenute da piante dei nostri climi (ortica, ginestra) per promuovere un abbigliamento a “KM zero”. Questa può essere una strada diversa - conclude Maracchi - perché le soluzioni non possono riguardare solo l’ottimismo tecnologico (vedi idrogeno) o la speranza normativa».

D’accordo con il Presidente del Lamma Giuseppe Grazzini dell’Università degli Studi di Firenze, tra l’altro coordinatore dello studio per il Piano energetico ambientale del Comune di Firenze «il problema riguarda l’uso complessivo delle risorse e come si sviluppano le funzioni sul territorio. Un dato deve far riflettere più di altri: a Firenze il 4% della superficie del territorio comunale è occupato dalle auto in sosta. La vera domanda che dovremmo porci è: perché ci si muove?»

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