[26/02/2007] Urbanistica

Tutela patrimonio culturale, intervento del presidente della Parchi

PIOMBINO (Livorno). Gli interventi di studiosi e associazioni nazionali confermano che il patrimonio culturale ed ambientale di questo territorio è oggi percepito come un bene che appartiene non solo alla nostra comunità, ma all’intero paese. Non era scontato. La crisi siderurgica ed occupazionale, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, poteva aprire scenari ben diversi per il futuro di questa zona. Coste, colline, aree archeologiche, aree minerarie dismesse, potevano trasformarsi in lottizzazioni, insediamenti turistici, cave.

Se questo non è accaduto si deve, in primis, alle scelte di tutela compiute dai Comuni con i propri piani urbanistici, già a partire dagli anni ’70. Addirittura il Comune di Piombino si propose, riuscendovi, di fare un parco pubblico laddove era cresciuta un’enorme lottizzazione abusiva.

E non si sono limitati a porre vincoli. Con l’aiuto fondamentale della ricerca scientifica hanno realizzato direttamente un sistema di parchi, musei e servizi culturali. Nel 1993 costituirono una Società per attuare il progetto: una forma organizzativa allora inedita e oggi divenuta un punto di riferimento per molti, compresi la Regione Toscana e lo stesso Ministero per i Beni Culturali.
In soli 13 anni, con il contributo determinante dell’UE, sono stati investiti 25 milioni di euro. I risultati sono parchi e musei che, in misura non marginale, hanno contribuito a cambiare l’immagine della Val di Cornia e a fornire un valore aggiunto per la riconversione dell’economia locale. Il recente piano strutturale dei Comuni di Piombino, Campiglia e Suvereto consolida e rilancia il valore strategico delle aree protette per lo sviluppo della Val di Cornia.

Si deve dunque prendere atto che, qui, con l’impegno diretto dei Comuni, sono stati compiuti passi inimmaginabili con la sola iniziativa degli organi centrali dello Stato. Ma proprio l’assunzione di responsabilità dei Comuni, in campi dove generalmente operano Ministeri o Enti parco, impone coerenza e rigore scientifico nella gestione del territorio e nella valutazione degli interventi: quelli dentro i parchi e quelli che possono incidere sulla loro tutela (le cosiddette aree contigue). Non si possono fare buone cose e contraddirle con scelte che le negano o ne riducono l’efficacia.

Il carico antropico che, per effetto del turismo pendolare, si verifica nei weekend estivi sulle spiagge del parco della Sterpaia, ha un duplice effetto negativo: compromette la duna, elemento fondamentale per l’equilibrio di quell’habitat, e riduce la qualità della nostra offerta balneare, in particolare per il turismo stanziale. Non è dunque opportuno incrementarlo.

La cava di Monte Calvi rappresenta, oggettivamente, una criticità per il parco di San Silvestro, addirittura un pericolo, come hanno dimostrato gli incidenti del 2006. Il parco di Rimigliano, storicamente, s’identifica con la parte a mare e con lo stupendo paesaggio rurale della tenuta di Biserno e come tale merita d’essere tutelato e valorizzato.

Le parole preoccupate di autorevoli studiosi e di associazioni ambientaliste su questi punti, in relazione a decisioni prese nel passato ed altre in corso oggi, colgono problemi reali e vanno ascoltate perché sulla capacità di evitare e di risolvere queste criticità si regge la credibilità dei Comuni e della stessa Società Parchi; più in generale si regge la credibilità delle politiche di tutela e valorizzazione che partono dal basso.

Inoltre, autorevoli voci, come quella del Prof. Settis su Repubblica, anche recentemente, esprimono perplessità su questi scenari, ritenendo che le amministrazioni locali siano troppo esposte a pressioni ed interessi in conflitto con la tutela del patrimonio e che questi compiti debbano essere mantenuti saldamente nelle mani del Ministero per i Beni Culturali.

La mia opinione è che non si possa ridurre ad unicità un paese variegato com’è l’Italia, né stabilire primati tra istituzioni centrali e locali in materia di tutela. Ci sono realtà in cui solo gli organi centrali possono garantire la tutela del patrimonio ed altre nelle quali, come nel caso della Val di Cornia, è stata l’iniziativa dei Comuni a sottrarre il patrimonio alla distruzione, come il parco archeominerario di San Silvestro, o a favorirne la migliore valorizzazione, come il parco archeologico di Populonia che oggi è candidato, dallo stesso Comune, a divenire patrimonio dell’Unesco.

Naturalmente niente è assoluto e permanente e ciascun soggetto, nazionale o locale, è chiamato continuamente, con i fatti, a dare prova della propria capacità di tutelare e gestire beni comuni come il patrimonio culturale ed i paesaggi italiani. Compresa la Val di Cornia.

*Presidente della Società Parchi Val di Cornia

Torna all'archivio