[27/02/2007] Parchi

Cfs: «Biorifugi ad alta quota per salvare gli alberi dell’Appennino»

LIVORNO. Per il Corpo forestale dello Stato gli habitat forestali dell’Italia centrale rischiano di essere sconvolti entro il 2100 a causa dei cambiamenti climatici e faggi, castagni e carpini potrebbero estinguersi in alcune aree ed essere soppiantati da piante opportuniste, come le infestanti. ma le modifiche dell’ambiente metterebbero a rischio anche la sopravvivenza di orsi, lupi e grandi ungulati. Cfs e università La Sapienza di Roma con il progetto “BioRefugia” hanno identificato le potenziali aree rifugio nell’Appennino centrale dove gli ecosistemi a rischio potranno essere conservati.

Per la Forestale «i danni che i cambiamenti climatici e il surriscaldamento della terra stanno provocando all’agricoltura e alle foreste del Paese sono molto grandi. Negli ultimi 130 anni le precipitazioni sono diminuite del 15% in tutta l´Italia centro-meridionale, sopratutto in primavera e in autunno, mentre la temperatura è aumentata di circa un grado, soprattutto nel periodo invernale. Il quadro è preoccupante: sono a rischio le foreste dell’Appennino centrale».

Le foreste degli Appennini farebbero fronte peggio di quelle delle Alpi ai cambiamenti climatici e secondo “BioRefugia” solo in alcune aree dell’Appennino Centrale «sopra i 1500 metri di quota, caratterizzate da grandi estensioni montuose, sarà possibile pianificare gli interventi prioritari di conservazione del territorio, in modo rigoroso».

Infatti, le zone preappenniniche interne subiranno una radicale trasformazione, una mediterranizzazione ed avanzeranno sughere e lecci, mentre olmi e cerri, più adattabili di altri alberi, amplieranno il loro areale. Quindi secondo il Cfs «la pianificazione di aree rifugio a quote superiori a quelle attualmente occupate dalle 16 specie oggetto dello studio potrebbe essere fondamentale per la loro conservazione, visto l’impedimento a mantenerle alle altezze attuali, e la quasi impossibilità di migrazione delle compagini forestali nel loro insieme».

Ma il successo dei biorifugi non è assicurato, il tempo disponibile rischia di essere troppo poco: «i risultati – si legge nello studio - non tengono ovviamente conto delle reali possibilità di “spostamento” degli ecosistemi in questione: la rapidità del cambiamento climatico in atto è infatti di gran lunga maggiore della velocità di colonizzazione di nuovi spazi della quale sono capaci le specie arboree analizzate».

Torna all'archivio