[28/02/2007] Comunicati

L´Europa aumenta gli investimenti in ricerca

LIVORNO. L’Europa ha scelto di puntare molto sulla ricerca e ha rinnovato i criteri con cui dovrà essere sviluppato il 7º programma quadro, in vigore dal 2007 al 2013. E rispetto ai precedenti programmi di ricerca comunitari, vi ha destinato anche molte risorse in più: 53,2 miliardi di euro in sette anni, un forte messaggio politico rivolto agli Stati membri dell’Ue, che si sono impegnati ad aumentare questo capitolo di spesa dall’attuale 2% del PIL al 3% nel 2010.

Molte anche le novità in cui si articolano i vari programmi specifici cui sono stati attribuiti nomi evocativi quali: Cooperazione, Idee, Capacità , Persone e che dovranno favorire la collaborazione tra l’industria e le università, la carriera e la mobilità dei ricercatori all’interno e fuori dell’Europa, contribuire allo sviluppo delle capacità di cui necessita l’Europa per creare un’economia prospera basata sulla conoscenza. E infine il programma Euratom di ricerca nucleare che si compone di due parti: la prima concentrata sulla fusione nucleare e sull’infrastruttura internazionale di ricerca Iter, la seconda riguarda la sicurezza nucleare, la gestione dei rifiuti degli stabilimenti di fissione nucleare e la radioprotezione.

Il programma Idee, è considerato il programma «ammiraglio» del 7º PQ ed ha l’obiettivo di sviluppare la ricerca di base riconoscendole un forte valore per il benessere socioeconomico della società. Verrà attuato dal Consiglio europeo della ricerca, che è stato presentato ieri a Berlino, dal presidente di turno della Commissione europea Angela Merkel e dal commissario per la ricerca Janez Potocnik e di cui Salvatore Settis, Direttore della scuola Normale di Pisa è membro del consiglio esecutivo.

Il nuovo organismo, costituito da un Consiglio scientifico, e da una struttura esecutiva è stato istituito allo scopo di finanziare la ricerca europea di frontiera più ad alto rischio ma con maggiori possibilità di potenziali profitti. I progetti di ricerca proposti verranno esclusivamente giudicati da scienziati in base e al Consiglio scientifico è affidato il compito di programmare la strategia scientifica, decidere il programma di lavoro e controllare la qualità.

La ricerca può riguardare qualunque area della scienza e della tecnologia e sono considerati particolarmente importanti i settori emergenti e in rapida crescita alle frontiere della conoscenza, così come la ricerca trasversale e multidisciplinare.
In un periodo in cui si discute dell’importanza di ridare un ruolo centrale alla conoscenza pubblica, per far fronte alle sempre maggiori richieste di protezione della proprietà intellettuale, la notizia che la ricerca di base europea avrà maggiori fondi e sarà valutata con criteri avulsi dalle richieste di mercato, ma basati sulla eccellenza dei temi proposti (almeno questo sembra nelle intenzioni), non può che essere accolta con favore.

Si tratterà di capire meglio se nei criteri di eccellenza previsti e tra i settori considerati emergenti troveranno spazio e cittadinanza quelli volti alla sostenibilità e come dice Marcello Cini «allo studio dei problemi a lunga scadenza, che sono i nodi che stanno venendo al pettine, come la salute dei poveri e i disastri dell’ambiente».
E se saranno in grado di intrecciare i valori che caratterizzano la vita umana e la società.

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