[28/02/2007] Consumo

FederBio e AssoBio: il biologico non è in crisi, anzi

LIVORNO. Alcune settimane fa era stato greenreport a sottolineare come sui dati del settore biologico alcuni mezzi di informazioni avessero dato vita ad un balletto assai strano e ben poco veritiero (sia in un senso, ovvero del boom; sia nell´altro, ovvero della crisi). Stavolta sono Federbio (la federazione unitaria del settore agroalimentare biologico e biodinamico) e AssoBio (l’associazione delle imprese di trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici) a smentire alcune interpretazioni giornalistiche dei dati diffusi dall’Ismea sul mercato bio nazionale.

«Per l’ennesima volta – scrivono le due associazioni - assistiamo ad analisi di stampa affrettate e ben lontane dalla realtà. L’indagine dell’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare prende in esame solo i prodotti confezionati e con codice a barre (escludendo i prodotti venduti allo stato sfuso o a peso variabile, come l’ortofrutta) nella grande distribuzione organizzata (super e ipermercati), un canale il cui peso per i prodotti biologici è inferiore a un terzo del mercato complessivo».

«Oltre alla grande distribuzione (il cui assortimento di prodotti bio non supera le 300 referenze) – spiegano - propongono, infatti, prodotti biologici oltre 2.000 punti di vendita diretta gestiti dai produttori, oltre 1.000 negozi specializzati (il cui assortimento supera anche le 3.000 referenze), circa 200 mercati, un numero imprecisato ma crescente di gruppi d’acquisto; prodotti biologici rientrano nell’assortimento di migliaia di negozi tradizionali e dell’intero canale erboristerie. E proprio a questi canali specializzati, in grado di offrire una gamma completa, si rivolgono i consumatori fedeli di prodotti biologici : il canale della grande distribuzione ha come cliente tipo il consumatore occasionale».

La stessa Ismea aveva rilevato per il 2001 un tasso di crescita del fatturato di prodotti biologici dell’87,8% rispetto al 2000 (che a sua volta aveva guadagnato il 35% sul 1999).
Anche allora, rilanciando i dati, la stampa aveva omesso la non banale precisazione che l’analisi era limitata alla grande distribuzione.
Se nel 2001, al di là delle sintesi affrettate, il fatturato del settore non era certo quasi raddoppiato (erano solo quasi raddoppiate le vendite nei supermercati, su poche centinaia di prodotti e partendo da valori iniziali estremamente bassi), così oggi il settore non registra nessuna crisi, al contrario.

Il campione di AssoBio basato sui dati delle maggiori imprese di trasformazione e distribuzione di prodotti biologici registra un incremento medio del fatturato Italia 2006 dell’8.86% (l’aumento era del 6.20% nel 2005).

Inoltre l’incremento 2004/2006 delle vendite alla rete di punti vendita specializzati è del 19.72%, al normal trade è del 38.71%, all’industria di trasformazione è del 173.02%, a grossisti del 60.94%, alla ristorazione del 52.59%, ad altri canali del 13.79%.

Eccellenti anche i dati dell’export, che dal 2004 ha registrato un aumento del 48.66% (con un +111.56% verso la Germania e un +140.18% verso il Regno Unito; del 66.67% è l’aumento delle esportazioni verso Paesi extra-europei). Il campione di aziende prese in esame nell’ultimo biennio ha incrementato l’occupazione del 13.33% (del 25% l’aumento degli addetti allo strategico reparto assicurazione qualità).

Questi dati, uniti all’aumento del numero di aziende che adottano il metodo biologico (44.733 produttori, 4.537 imprese di trasformazione e 185 importatori nel 2005, con un incremento del 21,7% rispetto al 2004), testimoniano la salute del comparto, che è in assoluto quello che segna i migliori risultati di tutto l’agroalimentare italiano.

La pur leggera controtendenza riguarda solo il canale super/ipermercati, che non può vantare le brillanti performance che registra all’estero (il 55% dei 3.9 miliardi di vendite sul mercato biologico tedesco è appannaggio di supermercati e discount).

«Il volume di prodotti biologici – concludono - che transita nei supermercati europei è testimone della crescente domanda anche da parte dei consumatori occasionali. Nel continente solo la grande distribuzione italiana è lenta nel cogliere le dinamiche della domanda, “regalando” al canale del dettaglio specializzato – in netta crescita - clienti insoddisfatti della sua debole gestione del prodotto».

Torna all'archivio