[28/02/2007] Acqua

Cia: «La siccità trascina l’agricoltura verso un disastro annunciato»

FIRENZE. Potrebbe essere un’estate che ci costringerà a scegliere tra sete e siccità e che metterà a rischio tutte le produzioni agricole. Un autunno e ad un inverno anomali, senza piogge e neve, si potrebbero trasformare, secondo risultati cui è giunto il gruppo di esperti della Protezione civile, in un’emergenza simile a quella del 2003, quando i terreni inariditi provocarono un danno di circa 5 miliardi di euro all’agricoltura italiana.

«Per questo motivo occorre subito un Piano, soprattutto irriguo – si legge in una nota della Confederazione italiana agricoltori (Cia) - per affrontare una situazione di pesante difficoltà per gli agricoltori, ma che avrà riflessi anche per i consumatori. Infatti, anche se si verificheranno, come presumono gli esperti, precipitazioni nella norma stagionale, i problemi di scarsità di acqua non saranno risolti. Questo perché a marzo, aprile e maggio, come rilevano gli studiosi, l’evaporazione al suolo è abbastanza consistente e così i terreni non assorbiranno l’acqua necessaria e la siccità avrà il sopravvento. E’ nel periodo novembre-febbraio che si ricaricano le falde acquifere. Quest’anno, però, neve (soprattutto) e pioggia solo con il contagocce».

E la neve negli appennioni non si è quasi vista, mentre sulle Alpi è il 50% dell’inverno 2005/2006, per la Cia si annuncia un’estate torrida e asciutta, fiumi, laghi e bacini idrici a secco, produzioni agricole dimezzate.

E il clima anomalo sta già provocando una delle crisi più gravi degli ultimi decenni nel settore ortofrutticolo in regioni come la Puglia e la Basilicata con maturazioni di ortaggi concentrate ed accavallate «senza la naturale scalarità che si verifica in presenza di un andamento climatico “normale” – spiaga la Cia - non è più commerciabile e, quindi, invenduta molta produzione orticola (tra scarola, lattuga, finocchi, prezzemolo, cavoli, spinaci, broccoli). A ciò si devono aggiungere anche quantità di agrumi (arance, mandarini e clementine) che non hanno trovato sbocco sul mercato. In alcune aree, soprattutto del Meridione, è andata distrutto anche il 50 per cento della produzione».
Già nel 2006 la produzione agricola si era ridotta del 2, 8% ed il valore aggiunto era calato del 3,5% mentre i redditi degli agricoltori erano del 4,2% in meno.

«I cambiamenti climatici - sottolinea la Cia - ormai si palesano in maniera frequente e non solo in Italia. E questo sta facendo saltare i cicli stessi dell’agricoltura. Un’agricoltura che fa i conti con temperature in aumento, con una modifica radicale delle precipitazioni, che determinano disastri e alluvioni, senza irrigare, riduzione della risorsa acqua, con lo spostamento sempre più a nord di produzioni tradizionali, con l’erosione dei terreni, in particolare quelli montani e collinari. Conseguenze che richiedono interventi incisivi e politiche mirate. E’ indispensabile, quindi, da subito un Piano irriguo. Altrimenti andremo incontro ad un disastro che dire annunciato è poco».

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