[09/03/2007] Rifiuti

Ancora su differenziate e differenze (2)

Intervengo perché da più parti sollecitato, ma certo senza entusiasmo, nelle polemiche seguite all’intervista concessa dal sindaco di Capannori a Greenreport.

Non c’è gran che da dire, se non che la Toscana è uno dei tanti esempi di cattiva gestione dei rifiuti e che, comunque, il problema non è risolvibile, se non a livello di piccola pezza, a livello locale. In realtà, i mille interessi di politicanti e faccendieri che nel nostro paese costituiscono un bell’esercito rimpolpato da sedicenti scienziati mercenari trovano linfa, tra l’altro, proprio nel malinteso secondo cui una raccolta differenziata qua e là sia l’obiettivo finale e costituisca la soluzione del problema.

Il sindaco è soddisfatto di una diminuzione del 2% della quantità di rifiuti prodotti nel suo territorio. A me cadono le braccia. Sarebbe bastato andare tutti al supermercato con la sporta e rifiutare i sacchetti di plastica, ed ecco che si sarebbe potuto fare meglio, per di più togliendo il carburante più ghiotto e più inquinante ai cosiddetti “termovalorizzatori”. E allora, mi si permetta di consigliare a tutti i sindaci d’Italia di regalare una sporta ad ogni famiglia, se non altro per svegliare qualche coscienza intorpidita dall’illusione mascalzonescamente insinuata da chi ha interesse a farlo secondo cui bruciare è uguale a far scomparire.

Venendo all’obiettivo “rifiuti zero”, ricordo che Canberra ce l’ha per il 2010 e San Francisco per il 2020. La Toscana, presa in toto, non ce l’ha perché cuocere i rifiuti rende. Rende, ovviamente, non a chi paga le tasse, ma a chi sulle tasse lucra.

Essere a favore del cosiddetto “recupero energetico” se questo fa abbassare le tariffe, come afferma un po’ troppo superficialmente il sindaco di Capannori o come è nella linea dichiarata da questo giornale significa non aver colto il problema. Come quasi sempre accade nel curiosissimo paese Italia dove per democrazia s’intende la licenza di alzarsi una mattina ed esprimere opinioni su tutto, magari dietro l’esempio dei tuttologi televisivi eletti a maestri di pensiero e di scienza o di tecnici autoelettisi scienziati, non si considerano tutti i dati del problema. Insomma, si tratta sempre o quasi di cerchi che non vengono chiusi. Chiedo al sindaco di Capannori se si rende conto che abbassare le tariffe in quel modo significa succhiare molto più denaro dai borsellini dei contribuenti, semplicemente cambiando titolo al prelievo. Chiedo a Greenreport se ha mai fatto i conti inserendo tra gli addendi il fatto che l’energia che si ricava da un inceneritore è inferiore a quella che s’impiega per ricavare quell’energia. Che bruciare i rifiuti aggiungendovi ossigeno e sostanze chimiche come calce, bicarbonato, ammoniaca significa raddoppiare la quantità in massa di rifiuto (fonte Greenpeace) e che ciò che esce da questo processo è incomparabilmente più tossico di ciò che si è finto di smaltire. Che, se vogliamo prendere in esame solo il lato economico, queste sostanze tossiche fanno ammalare la gente, compresa quella che non è ancora nata, e che ammalarsi costa carissimo. Che chi possiede immobili nei pressi, ma non parliamo certo di centinaia di metri, di un inceneritore vedrà precipitare il loro valore e così chi ha coltivazioni. Che chi ha attività turistiche in zona vedrà calare drasticamente le presenze. Insomma, l’ennesimo caso di superficialità.

* Stefano Montanari è direttore del laboratorio Nanodiagnostics di Modena


Ringraziamo Montanari e siccome fa, a noi, due domande gli dobbiamo due risposte:

1) Fatto 100 l´energia che si ricava da un inceneritore/termovalorizzatore, mettiamo, non a caso, quello che adopera il Cdr del Comune di Capannori, l´energia che viene impiegata direttamente oscila dal 10 al 15%. Se consideriamo anche l´energia impiegata dall´impianto di selezione-produzione del Cdr, quella per il trasporto dello stesso e quella per il trasporto delle scorie e delle ceneri si arriva ad un bilancio di 50 e 50. Cioè il sistema consuma circa il 50% dell´energia che produce.

2) Il Cdr non ha bisogno di essere addittivato e, se è tale, cioè Cdr come definito del Dm 5/98 (non frazione secca spuria, insomma...), produce dal 12 al 18% di ceneri. Le ceneri sono considerate dalla legge un rifiuto pericoloso e, di solito (perchè in Italia esistono pochissime discariche per rifiuti pericolosi) vengono sottoposte a processo di inertizzazione addittivandole (forse a questo si riferisce Montanari?) proprio con la calce. In Germania questo processo è svolto regolarmente come regolarmente, dopo questo processo, vengono riutilizzate le ceneri inertizzate per riempimenti e sottofondi stradali.

Naturalmente stiamo parlando di una soluzione (contestata) ad un problema: quello dei rifiuti non recuperabili come materia. Se dal ragionamento si facesse sparire il problema (ma pensiamo ci voglia un po´ di tempo......) non ci sarebbe bisogno della soluzione a questa parte del problema.

Infine, non ce la facciamo a tacere il nostro consenso sulla frase «Come quasi sempre accade nel curiosissimo paese Italia dove per democrazia s’intende la licenza di alzarsi una mattina ed esprimere opinioni su tutto, magari dietro l’esempio dei tuttologi televisivi eletti a maestri di pensiero e di scienza o di tecnici autoelettisi scienziati, non si considerano tutti i dati del problema».
E Beppe Grillo, con tutto il rispetto, su che versante va annoverato?

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