[09/03/2007] Energia

Eolico, Vigorito (Anev) a Rubbia: «In Italia c´è più vento che in Germania»

LIVORNO. «Non è reato affermare che si è contro l’eolico, ma smettiamo di dire che in Italia non c’è vento. Noi imprenditori non investiamo tempo e denaro per fare le giostre».
Oreste Vigorito, presidente dell’Anev (Associazione nazionale energia del vento), commenta così a greenreport le affermazioni del premio Nobel Carlo Rubbia riportare oggi in un’intervista del Corriere della Sera.

«Tutti sappiamo chi è Rubbia – spiega Vigorito – ma non è che se uno ha fatto una cosa buona una volta debba avere sempre ragione. Ci sarà un motivo per cui Enel, Endesa, e tante altre grandi aziende investono nell’eolico italiano. Ci sarà un motivo se l’Anev sei anni fa, quando è nata, annoverava 8 soci e oggi ne ha 45».

Presidente, ma quanto vento c’è in Italia?
«La mia azienda ha 200 stazioni anemometriche sparse sul territorio in 8 regioni. Il potenziale dell’eolico in Italia è di 20mila megawatt. Più della Germania per intenderci. Ma voglio essere chiaro: raggiungere i 20mila megawatt significherebbe davvero andare a mettere in crisi l’impatto ambientale. Mentre la metà, ovvero 10mila, si possono raggiungere senza alcun problema».

Quali sono le regioni migliori da questo punto di vista?
«Le Marche potrebbero produrre 2mila megawatt, ma non fanno niente. Così l’Umbria. Il centro Italia è quello che dà meno».

E la Toscana?
«Ottime potenzialità, ma anche qui si fa poco e nulla».

Il progetto del parco eolico in Molise è di una vostra associata?
«No. Ma voglio raccontare un episodio. Alcuni anni fa ad una trasmissione tv io sorvolavo in elicottero un parco eolico in montagna e dallo studio Rubbia mi disse: perché non pensate a fare gli impianti eolici in mare off-shore?».

Ma perché questa avversione verso l’eolico?
«Qui non è solo un problema dell’eolico. Mi creda se le dico che dire no all’eolico significa dire no alle energie alternative. Vedrà cosa accadrà quando aumenteranno le richieste di pannelli fotovoltaici. E si vedrà che per produrre energia ne servono parecchi e quindi aree piuttosto vaste. Molto di più, per dire, di quanto serva per una pala eolica. Qui il problema è che si dice no a tutto e mi viene il dubbio che qualcuno abbia interesse a lasciare le cose come stanno. Perché in Germania in sei anni sono arrivati a produrre 18mila megawatt e in Italia nello stesso periodo si è arrivati a 2100? Voglio chiudere con un appello: se non si vuole l’eolico, lo si dica, non è un reato. Ma non si racconti più la storia che in Italia non c’è vento. Quelli che ho fornito sono dati scientifici. Ma vi pare possibile che noi si investa per fare le giostre?».

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