[22/03/2007] Acqua

Baldassarri (Asa): Il risparmio idrico è una necessità

LIVORNO. Il presidente di Asa Livorno Fabio Baldassarri sottolinea l’importanza della giornata mondiale sull’acqua «che esprime la presa di coscienza del problema, anche se forse non ancora proporzionata alle dimensioni del problema reale».
Dal punto di vista del risparmio l’Asa si descrive molto impegnata, anche perché, spiega il presidente, «insistiamo su un territorio in cui il problema dell’approvvigionamento idrico richiede un approccio naturalmente volto al risparmio: nella zona meridionale del nostro ambito per esempio, prendiamo l’acqua da sottoterra e a volte siamo costretti a cercarla in profondità con problemi per l’inserimento del cuneo salino. Questo, ad esempio, comporta maggiori costi per il pompaggio e quindi il risparmio della risorsa diventa fondamentale. In proposito ricordo tutta la serie di interventi e impianti che sono stati costruiti negli anni per utilizzare ad uso industriale le acque reflue: dal primo impianto della Fenice a Piombino (quando c´era ancora il Cigri) fino al recentissimo impianto Aretusa di Rosignano, che consentono di riciclare molta acqua anzichè pomparla dal sottosuolo».

Uno dei problemi più diffusi in tutto il territorio nazionale riguarda invece l’efficienza delle reti e quindi la riduzione degli sprechi. «Pur non avendo livelli troppo negativi rispetto alla rete italiana – dice Fabio Baldassarri – in passato l’Asa ha avuto un punto debole proprio nella mancanza di fondi da destinare alle reti. Con il nuovo piano di ambito siamo in grado di impegnarci per circa 150milioni di euro che saranno utilizzati nei prossimi anni per migliorare e rendere più efficiente tutto il sistema».

Eppure non sempre risparmiare si traduce in benefici anche economici: è il caso forse un po’ paradossale, scoppiato nelle settimane scorse nella zona fiorentina: ci sono stati meno consumi di acqua e il gestore ha annunciato che dovrà ricorrere ad un aumento delle tariffe.

«Una cosa che passa spesso inosservata è la differenza tra i vari bacini di emungimento – spiega il presidente di Asa - Da noi, per esempio, la quantità d’acqua consumata non sempre è in diretta connessione con i costi, sui quali incide molto di più la voce “energia”. Per essere ancora più chiaro e semplificando al massimo: se noi distribuiamo meno acqua manteniamo alto il livello delle falde e risparmiamo sui costi di ricerca e di estrazione dall’acqua. Più ce n’è bisogno, invece, e più dobbiamo andare a fondo».

Anche in Toscana diverse città hanno creato punti di distribuzione pubblica di acqua purificata. Il vantaggio in questo caso sta nella minore produzione di rifiuti perché si beve l’acqua naturale invece di comprare bottiglie in pet che poi vanno buttate via. A Livorno punti di distribuzione del genere non ci sono e, soprattutto, in pochi bevono l’acqua del rubinetto, sostenendo che ha un cattivo odore ed è molto ricca di calcare.

«La qualità cambia a seconda delle zone e da noi non sempre è stata buonissima. Tuttavia, negli ultimi anni, c’è stato un miglioramento, tanto che per molti non ha più senso bere la minerale. Si tratta, in effetti, più che altro di intervenire su abitudini e consumi ormai consolidati, di educare la gente. Anche perché non sempre l’acqua più buona è quella che fa più bene. Comunque quella dei punti di distribuzione pubblica è effettivamente un’ipotesi che abbiamo preso in considerazione e su cui abbiamo cominciato a ragionare. Vedremo se ci sarà la possibilità di farlo».

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