[23/03/2007] Energia

Rigassificatore, santuario e chimichiera

Non vorrei contribuire a spargere del sale su una ferita dura a rimarginarsi, ma l’ultimo “incidente” della chimichiera in quel di Livorno ha richiamato di nuovo la mia attenzione sulle vicende del rigassificatore (sui rigassificatori?) di Livorno.

Premetto che parlo a titolo esclusivamente personale che pertanto non sono coinvolti nel mio giudizio le associazioni di cui sono presidente, ma certo un brivido sotto la schiena è passato quando ho letto di simulazioni che riguardavano i danni possibili in caso di incidente riportati su una scala inclusiva di un rigassificatore.

Premetto anche, come è noto, di non essere pregiudiziatamente contrario ad iniziative infrastrutturali, ma solo preoccupato quando non viene messa in campo, come nel caso, la ricerca di un giusto equilibrio tra esigenze di sviluppo e salvaguardia ambientale.

Questa vicenda è stata ed è contraddistinta da un andamento schizofrenico, scandito da timidissime contestazioni del cosiddetto “mondo ambientalista ufficiale” chiaramente in difficoltà per i rapporti con la Regione ed i Partiti di maggioranza ed, invece, da un forte antagonismo di Comitati spontanei (gli stessi che hanno duramente contestato il Ministro Bersani) e da vari equivoci circa pareri affrettati o elaborati clandestinamente o non emessi nella sede giusta, incluso il “temone” riguardante la valutazione dell’Impatto ambientale del Ministero dell’Ambiente.

Mentre alla zitta partono i lavori preliminari (cosa fatta capo ha, all’italiana?), rimane sullo sfondo e sostanzialmente senza risposta il quesito riposto, a nome di Federparchi (credo!) dal collega Renzo Moschini: «Come si concilia la scelta che ha portato, su richiesta delle Autorità locali, ad allargare il “Santuario dei Cetacei” includendo Livorno con la costruzione nella stessa area di un impianto così importante e pericoloso?».

Ma anche Moschini si muove con i pallini di piombo nell’ala derivanti dalla sua vecchia militanza e dalla necessità di non disturbare troppo il manovratore, e quindi prende spunto dalla storia del rigassificatore per deviare dall’argomento principale ed auspicare un “Santuario” che finalmente funzioni; ed è vero che non esiste una proibizione assoluta per realizzare impianti industriali, in aree così delicate e, ahime!, già così compromesse; e tuttavia qualcosa di più serio dei timidi balbettii di Martini, Artusa e co, ci deve essere detto anche perché se davvero vogliamo proporre forme nuove “ecompatibili” di turismo inclusa la corretta fruizione dei parchi marini, è difficile farlo con tali fardelli sul groppone.

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