[27/03/2007] Parchi

Parchi, comitati, comitatoni e cartelli con scritto no qui no là

PISA. Difficile dire se il Comitato di comitati costituito domenica a Firenze consentirà di incanalare finalmente il confronto con le istituzioni toscane sui temi della pianificazione ambientale nel senso giusto. Se qualcuno infatti continuasse a considerare le istituzioni una realtà da mettere prima alla prova non si andrà lontani. Il clima non sembrerebbe questo anche se per la verità non sono mancati screzi e strascichi anche tra le associazioni ambientaliste.

Clima a parte il punto vero riguarda il terreno del confronto.
Se lo scopo principale infatti del comitato piuttosto pletorico rimanesse quello da taluni caldeggiato di continuare a scovare i sindaci dediti al mattone più o meno facile, magari con tanto di archivio fotografico alla Corona, non credo proprio che il confronto riuscirà a mettere davvero a fuoco i temi prima ancora che regionali nazionali.

Perché quello che è emerso in questi mesi - con fatica è vero ma indiscutibilmente - è che la vicenda toscana segnala in primis la urgente necessità di una legge nazionale sul governo del territorio dopo il più che opportuno e definitivo accantonamento del testo Lupi. La Toscana ha il merito di avere impostato una politica e la relativa normativa coerente sul piano generale (vedremo subito anche aspetti meno limpidi e da approfondire) con l’esigenza di coinvolgere tutto il sistema istituzionale su un piano di pari dignità come ribadisce anche il codice sulle autonomie ora in discussione. Questo è stata e rimane una scottante questione aperta visto l’accanimento posto anche da alcune firme autorevoli contro i sindaci e i comuni.

Il che non si giustifica neppure con i cattivi esempi che taluni possono anche aver dato perché questo riguarda alla stessa stregua anche altri livelli istituzionali nessuno escluso - e sopraintendenze incluse tanto per intenderci - che certamente non sempre hanno dato e danno prove lungimiranti, non solo a Montichiello.

Ma da questo trarne conclusioni per riproporre superate gerarchie con tanto di rilanci nostalgici di ruoli di strutture e strumenti non istituzionali non è davvero la strada da battere. In questo senso la toscana ha avuto ed ha il merito di riproporre una esigenza e un percorso anche nazionale.

Naturalmente come abbiamo potuto vedere il Pit e il Praa non rispondono a tutte le domande che anche le scelte nazionali richiedono. La filiera istituzionale di cui si parla – tanto per fare un esempio di grande attualità anche in Toscana - non solo non esclude ma richiede come anche in sede Inu nazionale è stato recentemente ribadito, che le pianificazioni speciali soprattutto non settoriali – vedi parchi e bacini- siano chiaramente coinvolte e non ‘assorbite’ e di fatto quasi annullate.

Nella riunione fiorentina dei comitati ho letto che un comitato ha denunciato i rischi di sfascio del parco delle Foreste Casentinesi. Ebbene lì il piano del parco se si uscirà il prima possibile dalla attuale e scandalosa situazione di stallo non potrà non giocare un ruolo importantissimo nella filiera regionale e interregionale. Idem al parco dell’Arcipelago. Ma anche al parco della Maremma si sta discutendo del piano del parco che tocca questioni delicate e mi risulta ancora non risolte. Ed è così in altre parti della regione: penso alle Apuane, all’appennino tosco-emiliano ma anche alle colline livornesi, al monte pisano per non dire del bacino dell’Arno e di tanti altri corsi d’acqua dove i decreti delegati del passato governo hanno avuto l’effetto di una bomba.

Lì forse non basta riferirsi a quei grandi comparti – chiamiamoli così - in cui si articola il Pit con qualche concessione di troppo di tipo letterario - per trovare le più giuste messe a fuoco dell’ambiente e dei problemi della toscana. Anche per questo è urgente come da impegni presi dalla giunta regionale andare al più presto a una verifica della legge regionale sulle aree protette che ha ormai superato il decennio e richiede più d’un aggiustamento. E’ senz’altro necessario farlo per le Anpil, ma perché non verificare anche se ha ancora senso che i parchi predispongano non uno ma due piani come prevede la legge nazionale e molte leggi regionali recepirono?

Perdere altro tempo non sarebbe saggio e se deve essere fatto è bene farlo contestualmente a quella discussione che finora ha lasciato fuori troppe cose importanti per concentrarsi troppo e spesso malamente su altri aspetti.
E qui tanto per essere chiari non basta impugnare i cartelli con scritto no qui no là.

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