[27/03/2007] Acqua

Di che acqua parla Realacci?

Confesso di aver provato pure io un certo fastidio nelle risposte di Realacci ai vari comitati locali sull’acqua durante la recente trasmissione di Primo Piano dopo il TG3 e di non riuscire a capire del tutto il filo del suo ragionamento anche alla luce della precisazione su Greenreport di ieri.

Realacci mette insieme gestioni fallimentari nella gestione pubblica dell’acqua, la scarsità della risorsa con la necessità di preservarla e di garantire il pagamento di una tariffa adeguata per chi ha la Jacuzzi e di una tariffa sociale per tutti gli altri.
Io credo che molte cose dette da Realacci nascano certamente da un fondo di verità (acquedotti spesso fatiscenti, necessità di adeguate politiche di risparmio,risorsa limitata) ma che forse la discrasia stia nella considerazione iniziale tra chi (Realacci) considera l’acqua una sorta di "prodotto industriale" alla stregua di altri e chi (movimenti e anche i Verdi) ritiene invece l’acqua un bene comune da gestire conseguentemente in forma pubblica e partecipata a cui deve corrispondere un diritto umano all’ accesso gratuito alla quota minima giornaliera vitale.

Forse proprio qui sta il nodo del conflitto esistente pure nel centrosinistra e che la proposta di legge dei movimenti vuole superare ovvero passare da una visione industrialista come quella sottesa alla Legge Galli dove il servizio idrico era un’ attività produttiva e la tariffa doveva coprirne i costi e gli investimenti ad una di tipo “democratico partecipativo” (lasciatemi passare la dizione) dove l’acqua è considerata un bene comune e dove per la sua stessa natura di bene indispensabile alla vita umana esso deve essere gestito in forma pubblica e partecipata.

Cosa vuole dire “gestire in forma pubblica e partecipata”?
Si tratta di uscire dalla logica della partecipazione dei soggetti privati, che hanno ridotto l’ acqua ad un “business” anche nella forma intermedia della società mista poiché una comunità non potrà mai interloquire con società che hanno interessi planetari e che hanno visioni finanziarie e planetarie del problema “acqua”.

All’ on. Realacci vorrei infatti chiedere:
quando gli abitanti di un Ato o di un comune potranno mai sindacare o solo discutere l’ attività o le scelte di una società anche a partecipazione pubblica, che quota in borsa parte del proprio capitale azionario; partecipa con altre società alla fondazione di nuove aggregazioni imprenditoriali, che concorrono alla gestione di acquedotti in altre parti del mondo?

A che serve avere una gestione efficiente nel mio ATO con un costo dell’acqua limitato e poi il “ mio gestore” è fra coloro che in altri paesi pratica una politica che impedisce l’ accesso all’acqua a quasi due miliardi di persone?

A che serve praticare il risparmio idrico quando l’acqua per una multinazionale diviene solo una questione finanziaria per cui più si consuma, più si ricava e più distribuiscono dividendi agli azionisti?

Forse è proprio su questi dati che bisogna puntare per definire gli obiettivi di una politica delle acque che deve essere basata su questi dati,previsti pure nel progetto di legge regionale dei Verdi Liguri:

Riconoscimento dell’acqua come bene comune e di un diritto di accesso ad essa in capo ad ogni soggetto;

Conseguentemente occorre porsi l’ obiettivo della gratuità della dose minima giornaliera indispensabile alla vita (quindi on.Realacci non più si consuma e più è gratuita ma solo la quota necessaria alla vita di ognuno di noi e come obiettivo finale della politica in tema di acqua) e una politica tariffaria flessibile, che privilegi il risparmio e il riciclo;

Porre l’ acqua come una grande questione politica nazionale affinchè intorno agli acquedotti, depuratori e fognature e alla loro necessaria razionalizzazione si concentri uno sforzo finanziario nazionale e comunitario all’ interno del quale può essere previsto lo sforzo privato ma come capacità di costruzione e di soluzioni inventive non come soggetto gestore, che pensa giustamente solo ed esclusivamente ai propri interessi finanziari;

In ultimo occorre creare adeguati strumenti partecipativi affinchè i lavoratori del settore, la cittadinanza e l’ associazionismo possano trovare un luogo per la elaborazione di politiche per il risparmio idrico, a favore dell’ acqua pubblica rispetto all’ esagerato consumo di acque minerali (questa una vera questione nazionale) e per il riconoscimento del diritto all’accesso all’acqua in capo ad ogni essere vivente.

Chiudo qui il discorso ricordando ancora che proprio grazie all’ impegno dei parlamentari verdi è stata introdotta in Finanziaria una tassazione (modesta per la verità ma meglio che niente) sulle bottiglie di acqua minerale allo scopo di creare un fondo per garantire a tutti l’ accesso all’acqua.
Si tratta di un piccolo, modesto segnale di una politica sull’acqua rispettosa dell’ ambiente e a favore di una gestione pubblica e partecipata.

*Danilo Bruno è responsabile politiche per l’acqua dei Verdi Liguria

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