[27/02/2006] Rifiuti

Amianto, sicurezza e costi devono stare insieme

FIRENZE. L´associazione italiana per lo studio delle argille (Aisa) e l´Istituto di metodologie per l´analisi ambientale del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr di Bari) hanno annunciato una sperimentazione per la dissoluzione dell’amianto attraverso sistemi naturali, aprendo una finestra per superare il problema dell´«indistruttibilità» dell´amianto. Un progetto del genere però in Toscana c’è già stato e risale addirittura a dieci anni fa, portato avanti da Severino Zanelli, docente di chimica all’università di Pisa.

«Era un progetto voluto da Enel – racconta il professore – che naufragò principalmente per motivi economici: in quegli anni tutto l’amianto italiano veniva smaltito in Francia con costi altissimi ed era quindi necessario trovare strade alternative. Ma quando la Germania ha aperto le sue miniere dell’est per stoccare sotto terra l’amianto di tutta Europa i prezzi si sono abbassati e un progetto del genere non ha più interessato nessuno, anche perché il costo dello smaltimento era praticamente diventato solo quello del trasporto, con l’unico vincolo imposto dalla Germania che gli autotrasportatori fossero tedeschi».

A quel punto quindi Enel non se la sentì di continuare a investire in questa ricerca «e così – spiega ancora Zanelli - quella decina di tonnellate di amianto trasformata in silicati in un forno della Chimet di Arezzo, restò l’unica sperimentazione toscana in tal senso».

Un progetto di cui si ricorda ancora Gabriele Fornaciai, responsabile dell’Articolazione funzionale Amianto dell’Arpat: «La notizia che proviene da Bari potrebbe essere interessante – dice Fornaciai – anche se di sicuro è sbagliato usare il termine “dissolvere”, casomai userei “trasformazione”. Come quella che fu tentata nella nostra regione portando l’amianto a una temperatura molto elevata per trasformare la sua struttura cristallina e renderlo poi riutilizzabile per esempio in edilizia. Che sia possibile inertizzare l’amianto e riutilizzarlo - conclude Fornaciai - credo che ormai sia assodato da tutti, il problema è quanto siamo disposti a spendere per farlo, perché se mettendolo sotto terra spendiamo meno e abbiamo la garanzia che non entri in contatto con vettori che lo rimettano in contatto con l’ambiente umano, questi progetti non interesseranno mai a nessuno».

Torna all'archivio