[03/03/2006] Energia

«Il progetto Olt è fra le pagine virtuose del nostro territorio»

LIVORNO. «Il nostro impianto off shore sarà il primo nel suo genere ad essere realizzato? Mi sembra sia un motivo di vanto per il nostro territorio». Paolo Emilio Manacorda, ingegnere chimico, da poco meno di due anni al timone del consiglio di gestione dell’Asa, non nasconde la sua soddisfazione per l’autorizzazione arrivata sia dalla Regione Toscana che dal Ministero dell’ambiente alla costruzione, ad opera della Olt, del terminale di rigassificazione off shore al largo della costa pisano-livornese. «L’operazione Olt si iscrive nella pagina virtuosa di questa provincia – dice Manacorda – e bisogna dare atto alla giunta regionale ed alle amministrazioni locali di aver fatto una battaglia non banale per ottenere questa autorizzazione».
Che cosa darà Olt al nostro territorio?
«Molto. A cominciare da 40-50 posti di lavoro stabili e qualificati, non precari. Un anno fa abbiamo avviato con Cescot un corso per formare persone in grado di fare questo lavoro. Ci stiamo anche battendo perché imprese locali possano fare una parte delle lavorazioni che servono per questa realizzazione: penso ad aziende della cantieristica, che possono giocare un ruolo importante. Senza contare che quando arriva il gas è necessario avere servizi accessori e si può creare, insomma, anche un piccolo indotto. Credo che in tempi di crisi Delphi non sia un qualcosa alla quale dare un calcio. Se vogliamo, è un contributo alla reindustrializzazione di questo territorio».
E l’azienda che lei presiede che cosa ricava da quest’operazione?
«Anche questo è un beneficio che ricade sul territorio. Olt contribuisce a creare un’azienda coi conti in ordine, nel senso che non pesa più sui conti dei comuni, e quindi sulle tasche dei cittadini. Attraverso Olt Asa avrà un posto, per quanto piccolo, in un contesto internazionale, con partner importanti e affidabili, da Endesa a Saipem. Insomma, insieme al meglio d’Europa. E non dimentichiamo che nell’offerta con la quale Amga ha acquistato il 40 per cento di Asa, era previsto un conguaglio nel caso che arrivasse l’ok all’operazione. Un conguaglio che adesso potremo calcolare in tutta serenità. E poi un altro aspetto, sebbene forse meno diretto».
Quale?
«La possibilità di rendere più vicini i passaggi da combustibile a gas di centrali di energia elettrica: avremmo impianti meno inquinanti e con una plus eccedenza di potenza erogata del 18 per cento. Ditemi voi se questo non è un quadro virtuoso».
Però la piattaforma viene contestata.
«Capisco che possa disturbare, ad esempio il monopolista. Che, man mano che le varie Olt nasceranno, avrà difficoltà sempre maggiori».
Anche dal mondo ambientalista arrivano accuse, talvolta molto pesanti.
«Credo che sia importante sgombrare il campo da una questione fondamentale: il rischio esplosione. Ebbene, questo impianto non può esplodere. Lo dico e lo ripeto: non può esplodere. Si tratta di un impianto a pressione atmosferica. Nella peggiore delle ipotesi può bruciare, ma esplodere no di certo. Non c’è una fonte di calore, il gas viene riscaldato con l’acqua del mare. E’ un fatto banale».
Ma c’è il precedente dell’incidente in Algeria…
«Tutt’altra situazione. Laggiù è esplosa una caldaia. Questo è un impianto sicuro. Eppure noi, non paghi delle autorizzazioni ricevute e delle procedure della valutazione d’impatto ambientale superate, incaricheremo Dnv di compiere una verifica complessiva che riguarda anche la sicurezza. Credetemi, è un impianto molto più sicuro del gas in caveau. E poi se gli off shore li fanno anche gli americani…».
In che senso?
«Sì, dopo l’11 settembre hanno deciso di realizzare anche loro strutture off shore. Proprio per questioni di sicurezza. Insomma, se un aereo kamikaze dovesse schiantarsi su una centrale, meglio che sia in mezzo al mare piuttosto che a pochi passi da un centro abitato».

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