[16/08/2007] Rifiuti

L’inquinamento di suoli rientra nel ´disastro innominato´?

LIVORNO. Il quesito posto alla Corte Costituzionale dal Tribunale di S. Maria Capua Vetere è proprio questo: se cioé l´inquinamento di suoli possa rientrare nella fattispecie di reato di "disastro innominato".
La Corte dovrà quindi verificare la legittimità costituzionale della nozione di “disastro innominato” nella quale viene ricompresso, in via interpretativa, anche il massiccio inquinamento di suoli con conseguenti gravi danni all’ecosistema.

Un disastro innominato provocato, nel caso di specie, da un imponente smaltimento dei rifiuti in un ampia zona territoriale interessante i comuni di Villa Literno, San Tammaro, Castel Volturno e Falciano del Massico. Zone trasformate in vere e proprie discariche abusive di rifiuti pericolosi.

Il reato di disastro innominato è descritto dall’articolo 434 del codice penale ed è un reato comune non riferito esplicitamente ai reati ambientali. Non prevede, cioè che un comportamento volto all’inquinamento dei suoli sia punibile con la limitazione della libertà del responsabile.
Ciò è l’ennesima dimostrazione della mancanza e della necessaria introduzione di un apposito capitolo nel codice penale dedicato specificatamente ai reati ambientali. Non esistendo una fattispecie di reato ad hoc per il reato ambientale non è infatti possibile arrestare i responsabili di danni all’ambiente. E la conseguenza è che gli organi giudiziali sono costretti ad applicare norme satellite o meglio fattispecie generali di reato non riguardanti direttamente tali questioni, attraverso operazioni interpretative effettuate da pubblici ministeri, magistrati e organi di polizia.

Per non contare poi i dubbi di legittimità costituzionale - così come avviene nel caso di specie – che ricordano le difficoltà operative nel settore.
La questione che viene posta dal tribunale è infatti relativa alla compatibilità del reato individuato in via interpretativa e l’articolo 25 secondo comma della Costituzione secondo il quale nessuno può essere punito se non in forza di una legge entrata in vigore prima del fatto commesso.

Nel caso dei reati ambientali la legge che punisce il caso concreto non esiste e dunque di regola, sulla base del disposto costituzionale il soggetto che ha posto in essere una simil condotta non può essere punito con sanzione penale.
Con l’introduzione di reati specifici gli operatori giuridici avranno a disposizioni strumenti ad hoc da adottare per gli eco-crimini. Ma fino ad allora la situazione rimane invariata: strumenti di ordine generale da reperire nel codice penale e sanzioni per lo più amministrative nelle normative specifiche. Ai quali si aggiungono i richiami alla Corte costituzionale al fine di ottenere chiarimenti non solo sulle nozioni, ma anche sulla compatibilità della fattispecie generale con i principi costituzionali garanti delle libertà e dei diritti fondamentali dell’uomo.
In altre parole il solo pensare ai soli reati ambientali non può bastare e non può escludere una revisione del diritto ambientale. (es)

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