[20/08/2007] Parchi

I cambiamenti climatici minacciano parchi e biodiversità africani

LIVORNO. Secondo il Kenya Wildlife Service (Kws) il cambiamento climatico sarebbe responsabile dell’aumento dei conflitti tra esseri umani e fauna selvatica in Africa orientale e sta intensificando il rischio che si diffondano malattie tra gli animali.

Il rapporto annuale dell´equipe di ricerca sulla biodiversità del Kws chiede di mettere in campo strategie urgenti per contrastare gli effetti del cambiamento climatico, altrimenti la fauna selvatica ed i parchi potrebbero subire danni irreparabili. Il global warming avrebbe già provocato il prosciugamento di interi fiumi, con la conseguente emigrazione di massa di specie alla ricerca di nuovi habitat, e causato il cambiamento di interi ecosistemi.

Questo ha portato carnivori come i leoni ad avvicinarsi sempre più ai centri abitati vicini ai parchi per uccidere animali domestici come le pecore e le capre. I contadini si lamentano anche per gli elefanti, i rinoceronti ed i bufali che, mentre escono dalle aree protette alla ricerca d’acqua, distruggono tutti i raccolti e le riserve di cibo che incontrano lungo la loro strada.

Tutto questo sta rendendo problematico combattere anche la rinderpest, un´infezione virale di bovini, ovini e caprini, che si pensava di debellare nell’area entro il 2010.

Secondo il Kws il cambiamento climatico e la dispersione ecologica potrebbe aver portato all’aumento significativo di morti nelle popolazioni di fauna selvatica a causa di malattie contagiose. I più colpiti sembrano gli uccelli ed i mammiferi, tanto che la morte improvvisa ed in massa dei fenicotteri del lago Nakuru, nel Kenia centrale, sarebbe avvenuta proprio a causa del cambiamento climatico e non per influenza aviaria, come era stato ipotizzato in un primo momento.

Secondo il rapporto, in 66 parchi del Kenia si osservano variazioni nelle malattie degli animali. Per questo ci sarebbe bisogno di una maggiore sorveglianza per determinare i fattori ecologici che contribuiscono alla diffusione di malattie ed anche un programma di vaccinazione degli animali, altrimenti, nonostante gli allarmi e i (pochi) finanziamenti, il rischio è che il riscaldamento climatico faccia seccare la pianta della bioversità africana ed appassire la ricca industria turistica che sostiene.

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