[06/09/2007] Aria

Il ddt verso la riabilitazione (sociale)?

LIVORNO. Mentre è in corso una campagna nazionale per censire e poi smaltire tonnellate di pesticidi scaduti, il governo del Mozambico ha deciso di acquistare 900 tonnellate di Ddt in nome della lotta alla malaria, comprandolo da società cinesi e indiane con fondi della cooperazione statunitense.
Negli ultimi 40 anni, oltre 50 mila tonnellate di prodotti chimici scaduti hanno già contaminato decine di migliaia di ettari del continente africano, e in Mozambico la quantità stimata è pari a circa 600 tonnellate.
La notizia dell’acquisto, da parte del ministero della sanità dello Stato africano ha suscitato preoccupazioni delle organizzazioni internazionali presenti sul territorio, soprattutto perché il Ddt è considerato un inquinante organico permanente.

Il diclorodifeniltricloroetano o Ddt è una sostanza cristallina incolore praticamente insolubile nell’acqua, ma altamente solubile nei grassi e in molti organici. Ha delle proprietà insetticide particolari: uccide aprendo i canali del sodio nei neuroni degli insetti, causandoli, prima spasmi incontrollati e poi, la morte. Per questo fu usato come insetticida in campo agricolo a partire dal 1945 ed è ancora usato come elemento per debellare la malaria, perché, sebbene altamente tossico per gli insetti, si credeva praticamente innocuo per l’uomo. Agli inizi fu usato con successo per combattere la diffusione della malaria e del tifo, sia su popolazione civile che militare. Ma nel 1950, la Food and Drug Administration (Agenzia per gli alimenti e i medicinali, ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici) dichiarava che “con tutta probabilità i rischi potenziali del Ddt erano stati sottovalutati”. Nel 1972, quindi, veniva proibito negli Stati Uniti, nel 1978 anche in Italia.
Nell’Unione Europea, il Ddt è etichettato con la frase di rischio R40 “Può provocare effetti irreversibili”, l’Agenzia Internazionale per il Cancro (Iarc) lo ha inserito nella categoria 2B “limitati indizi di cancerogenicità”.

A livello internazionale la Convenzione di Stoccolma ratificata nel 2001, firmata da 98 nazioni e con l’appoggio della maggior parte dei gruppi ambientalisti ne proibisce – in via generale - l’uso insieme ad altri inquinanti persistenti. Ma proprio perché l’eliminazione completa del pesticida è poco praticabile, soprattutto nelle nazioni dove la malaria infesta la popolazione e soprattutto perché gli insetticidi alternativi hanno un costo elevato, gli stati firmatari della convenzione possono richiedere un esenzione dal divieto per ragioni di salute pubblica, rinnovabile ogni tre anni.

Comunque sia, la convenzione rende più onerose e laboriose le operazioni di commercio, stoccaggio e uso della sostanza.
Per quanto riguarda l’impiego “sanitario”del Ddt il dibattito, ad oggi è ancora aperto, soprattutto in paesi come Africa e India dove la malaria è endemica, dove il rischio di tumore provocato dalla sostanza può passare in secondo piano, così come l’impatto sull’ambiente, davanti alla riduzione dell’elevato tasso di mortalità per malattia. Nel corso dell’anno passato, l’Oms ha infatti dichiarato che se usato correttamente non comporterebbe rischi per la salute e che il pesticida dovrebbe comparire accanto alle zanzariere e ai medicinali come strumento di lotta alla malaria.

La malaria colpisce tra 300 e 500 milioni di persone ogni anno e ne uccide – secondo una stima della stessa Oms - circa un milione sempre ogni anno, la maggior parte (90%) in Africa e la maggior parte bambini di età inferiore ai 5 anni.
Ma la malaria non ha solo un impatto sulla salute della popolazione ne ha uno anche a livello economico sulle nazioni, in termini di costo delle cure, perdita di giorni lavorativi e perdita di investimenti e turismo.

Ed è per questo che ancora oggi il Ddt continua ad essere impiegato nelle nazioni dove la malaria diffusa dalle zanzare ed il tifo sono problemi ben più gravi e immediati della potenziale tossicità e dell’impatto ambientale. L’uso del Ddt per la salute pubblica consiste principalmente in irrorazioni mirate e inclusione in prodotti per l’uso domestico. Questo riduce ampiamente l’impatto ambientale rispetto all’uso diffuso in agricoltura fatto nei decenni precedenti. Per esempio l’intera quantità di Ddt usata oggi in Guyana, uno stato con superficie pari a 215.000 Km2 corrisponde a circa quanto se ne irrorava nei decenni precedenti in una singola stagione su un campo di 4 km2 seminato a cotone.

Torna all'archivio