[06/09/2007] Consumo

La crescita mondiale da record è quella regionale

LIVORNO. Secondo il rapporto annuale “trade and development 2007” (Tdr) pubblicato ieri dalla United Nations conference on trade and development (Unctad), la congiuntura non è mai stata così favorevole per i Paesi in via di sviluppo da oltre 30 anni a questa parte e l´economia mondiale continuerà a crescere per il quinto anno consecutivo, mentre il tasso di crescita globale nel 2007 dovrebbe stabilizzarsi tra il 3,4 e il 4%. Secondo il rapporto Unctad, i Paesi in via di sviluppo che continuano a beneficiare di una forte domanda di materie prime hanno una crescita media del 6,4%, contro il 2,4% dei Paesi sviluppati, una situazione che non è mai stata cosi positiva dall’inizio degli anni ‘70.

Il Prodotto interno lordo (Pil) procapite dei Paesi in via di sviluppo ed emergenti è aumentato di circa il 30% tra il 2003 e il 2007, mentre quello dei paesi più industrializzati del G7 “solo” del 10%. Le economie dei Paesi in via di sviluppo hanno più che raddoppiato le loro esportazioni tra il 1998 e il 2006, intanto quelle del G7 aumentavano di meno del 50%. Ma a trainare le esportazioni commerciali dei “poveri” sono stati soprattutto due giganti: la Cina e l’India hanno segnato entrambe un più 160%. La quota del commercio mondiale dei Paesi in via di sviluppo è passata dal 29% del 1996 al 37% del 2006 e per la prima volta dopo l’inizio degli anni ’70 il bilancio corrente dei Paesi in via di sviluppo è eccedentario e diversi tra di loro sono diventati esportatori netti di capitali

La Cina (10,5%) e l´India (8,5%) continuano a trainare la crescita infinita in Asia (7,2%). L´Africa quest’anno dovrebbe far registrare un tasso di crescita del 6%, mentre l’America latina dovrebbe “rallentare” al 5%.

Mentre i poveri scalano le posizioni del benessere economico, secondo l’Unctad il pericolo può venire dal più potente dei Paesi ricchi, gli Usa dove il rischio di una recessione nei prossimi mesi potrebbe restringere fortemente le esportazioni dei Paesi in via di sviluppo, soprattutto le merci a basso costo di Cina ed India, con ripercussioni sulla domanda di materie prime in tutto il mondo.

Ma sembra esserci già una specie di antidoto: secondo l’Unctad «Il commercio dei Pasesi in via di sviluppo tende a crescere più rapidamente all’interno stessa regione che tra Paesi di regioni differenti. La parte degli articoli di manifattura è ugualmente più importante nel commercio inter-regionale che negli scambi con il resto del mondo. Così, a dispetto di una tendenza generale alla globalizzazione, l´integrazione regionale può essere benefica per lo sviluppo a lungo termine»

Ma secondo l’Unctad «per l’avvenire, i Paesi non devono unicamente rimettersi alla liberalizzazione del commercio». Il Tdr 2007 indica nella cooperazione regionale lo strumento per «inglobare misure congiunte suscettibili di rafforzare il potenziale di crescita e l’evoluzione strutturale dei Paesi in via di sviluppo: questo riguarda soprattutto le politiche macroeconomiche, finanziarie e industriali e le politiche infrastrutturali. Per questi Paesi, una cooperazione regionale tendente a migliorare le modalità di trasporto, a comunicare informazioni commerciali ed a congiungere i loro sforzi in settori come l´energia, l´approvvigionamento idrico, le attività di ricerca-sviluppo e l´accumulazione di conoscenze può essere di importanza capitale per assicurare il successo delle strategie di sviluppo». Un blando riferimento alla sostenibilità ambientale in un rapporto che sembra tutto piegato sullo sviluppismo e la crescita economica infinita.

Anzi, il rapporto, non a caso sottotitolato "La cooperazione regionale al servizio dello sviluppo", mette in evidenza che i Paesi in via di sviluppo non hanno ancora sfruttato tutte le possibilità di operare congiuntamente nel commercio inter-regionale che negli ultimi 20 anni ha avuto una crescita più forte di quello extraregionale e che può ulteriormente accelerare lo sviluppo economico e la crescita a lungo termine, favorendo la modernizzazione industriale e la diversificazione.

Ma l’Unctad non si nasconde le debolezze dei Paesi poveri davanti al sistema finanziario internazionale e ritiene necessaria una protezione contro la volatilità dei tassi di cambio ed i disequilibri monetari che possono falsare i movimenti commerciali ed ostacolare relazioni commerciali feconde. «il sistema finanziario mondiale – dice il rapporto – é sprovvisto di strumenti adatti ad attenuare l´instabilità dei mercati internazionali di capitali e le sue conseguenze per i Paesi in via di sviluppo. In assenza di una profonda riforma dell´architettura finanziaria mondiale, il rafforzamento della cooperazione monetaria e finanziaria regionale può grandemente contribuire ad una migliore armonizzazione dei sistemi finanziari e commerciali internazionali senza che siano compromessi gli interessi specifici dei Paesi in via di sviluppo».

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