[10/09/2007] Aria

Al via la Conferenza nazionale sul clima (ma non sull´energia)

LIVORNO. La Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici – in programma mercoledì 12 e giovedì 13 alla Fao a Roma – cade proprio nel pieno del dibattito internazionale sul riscaldamento globale, sul come affrontarlo e sul come difendersi. Certo, almeno a livello italiano, è la stessa Conferenza che in qualche modo ha favorito e stimolato ulteriormente la discussione, ma è altrettanto palese che il tema è ormai universalmente riconosciuto come centrale anche dalla maggior parte dei governi mondiali e (talvolta con ancor più concretezza come nel caso delle multinazionali Usa) dai soggetti economici.

La questione che ci pare più cogente è capire dove si voglia arrivare e quali sono gli obiettivi di questa Conferenza nazionale. Se, come si spera, non si vuole solo mettere in piedi soluzioni per ‘adattarsi al clima che verrà’, ma anche per ‘ripristinare per quanto possibile le condizioni climatiche che da duecento anni abbiamo fortemente perturbato’ (come dice oggi Pietro Greco sull’Unità), non si può parlare di cambiamenti climatici senza affrontare la questione energetica. Le due cose sono fortemente legate, ed è per questo che riteniamo limitativo che sia solo il ministero dell’ambiente a promuovere questa importante conferenza, e perché non sia stata fatta assieme a quella (annunciata) sull’energia.

Ricordiamo che – piccoli o grandi che siano stati – dei passi significativi sulla strada della sostenibilità ambientale questo governo li ha compiuti: basti pensare a quanto sta facendo sul piano dello sviluppo delle energie rinnovabili e dei prodotti eco-compatibili il ministero dello sviluppo economico; oppure alla contabilità ambientale introdotta nel Dpef attraverso un percorso tutto interno al ministero dell’Economia. Il global warming – dovrebbe essere pacifico – non è assolutamente tema esclusivo del ministero dell’ambiente, o delle associazioni ambientalisti o dei partiti ‘verdi’. E’ materia che dovrebbe essere centrale e incrociata sistematicamente con il governo dell´economia e della finanza. Per questo - pur riconoscendo al ministero dell’ambiente il valore dell’iniziativa e prendendo atto in positivo che nel secondo giorno della Conferenza ci sarà una tavola rotonda con altri ministri – consideriamo limitativo settorializzare i ‘cambiamenti climatici’ relegandoli (volendo o non volendo) a una questione esclusivamente di salvaguardia.

Del resto la contraddizione appare anche dalle stesse parole del ministro Pecoraro Scanio pronunciate durante il meeting di Sbilanciamoci!, durante il quale ha lanciato l’idea di «tagliare l´Ici a chi utilizza l´energia solare e costruisce nei parametri della bioedilizia». La qualità (intesa come sostenibilità) è importante ma non può esulare dalla quantità: soprattutto quando si parla di "costruire". E lo stesso ragionamento si può fare su quanto annunciato oggi su Repubblica a riguardo della Finanziaria. Dove si parla di una manovra ‘leggera’ che potrebbe far saltare gli incentivi messi in bilancio un anno fa su bonus-frigorifero, pannelli solari, auto ecc. Economia ecologica nella forma più semplice e più comprensibile: è qui che l’Italia potrebbe e dovrebbe investire perché è qui che si gioca il suo futuro. E non solo il suo. Ovvio che il discorso è generale e generalizzabile, anche di fronte alle notizie che arrivano dal resto del mondo.

Se sono infatti già note le difficoltà nell’attuare il protocollo di Kyoto in Ue, il vertice Apec ha partorito una posizione dell’asse Usa-Cina che aggiunge ulteriore preoccupazione. Senza voler fare dell’inutile pessimismo, è innegabile che la montagna – a Sydney sede del summit - abbia partorito il topolino: nessun vincolo per i leader dei 21 paesi riuniti e solo una dichiarazione di intenti per una generica riduzione dell’intensità energetica del 25% entro il 2030 e riforestazione di 20 milioni di ettari entro 13 anni. Che sia poco o tanto lo capiremo dai risultati che verranno ottenuti, ma di riconversione dell’economia qui se ne vede pochina. Si parla di efficienza e risparmio energetico – temi cruciali per carità – ma non decisivi da soli per di più, lo ripetiamo, solo a livello di dichiarazioni. E che queste riescano dove neppure le leggi (vedi Protocollo di Kyoto) hanno sfondato, appare almeno velleitario.

Così in questo scenario già complesso – dove pesa sempre più l’assenza di una governance mondiale – tornano alla carica i nuclearisti. Da registrare una novità (almeno così ci pare): mentre l’Enel (oltre a denunciare che sull’energia il “non decidere costa 40 miliardi”) dice di puntare sulle rinnovabili e contemporaneamente che bisogna scommetter sul carbone; dall’altra parte l’Edison afferma che è necessario riaprire all’atomo perché il carbone “ha eccessive emissioni inquinanti” (Sole24Ore di domenica) e, dice Quadrino dell’Edison “occorrerà quindi spendere tanto per rientrare nei parametri di Kyoto. Incertezze che il nostro Paese rischia di pagare molto care in termini di costi energetici”.

Tutto questo però, in assenza di ‘rivoluzioni’ vere della tecnologia nucleare sul piano non tanto della sicurezza (anche questa comunque messa in crisi dagli incidenti alle centrali in Giappone), ma su tempi, costi e smaltimenti delle scorie. La Conferenza di mercoledì, dunque, dovrà in qualche modo affrontare tutti questi argomenti che fanno assolutamente parte di un unicum e che non sta sotto il nome di salvaguardia ambientale tout court.

Che poi in tutto questo dibattito si continui comunque a parlare solo di flussi di energia e mai di quelli di materia – purtroppo – non è più una notizia. Ma prima o poi – se quello che sta a cuore è davvero la sostenibilità ambientale - qualcuno se ne dovrà accorgere.

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