[11/09/2007] Aria

Conferenza clima, servono obiettivi chiari e linee guida precise

NAPOLI. Come adattarsi ai cambiamenti del clima. È questo il tema della Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici che su iniziativa del ministero dell’Ambiente e in un quadro di coordinamento europeo, si apre domani a Roma. È un appuntamento importante quello che vedrà riuniti per due giorni scienziati, tecnici, economisti e politici nella sede della Fao. Perché la «strategia di adattamento» è il necessario complemento alla «strategia della mitigazione» per affrontare, nei prossimi decenni, quelli che molti considerano il problema con cui l’umanità dovrà maggiormente misurarsi nel corso del XXI secolo.

Gli studiosi del clima ci hanno dimostrato che nel corso dell’ultimo secolo, la temperatura media alla superficie del pianeta è aumentata di 0.76 °C, a causa soprattutto delle emissioni antropiche di gas serra. Gli stessi studiosi, sulla base di modelli sempre più raffinati, prevedono che entro il 2100 il clima cambierà ancora e la temperatura aumenterà di un valore più probabile compreso tra 1,8 e 4,0 °C. L’ampiezza della finestra dipende sia dalle incertezze insite nel modello sia dalle politiche che l’umanità sceglierà di fare.

L’Europa si è già dato un obiettivo politico. Tentare di contenere l’aumento della temperatura entro i 2 °C con un’opportuna «strategia di mitigazione» che prevede il rispetto dei vincoli del Protocollo di Kyoto entro il 2012, l’abbattimento unilaterale delle emissioni di carbonio del 20% rispetto al 1990 entro il 2020 (soglia estendibile al 30% in caso di accordo internazionale); taglio delle emissioni del 50% entro il 2050.

In realtà l’obiettivo di minimizzare in maniera significativa i cambiamenti climatici potrà essere raggiunto solo se la comunità internazionale troverà un accordo. Ma anche se questo accordo dovesse arrivare e in tempi brevi, comunque la temperatura media del pianeta aumenterà di almeno 2 °C nei prossimi decenni. E quindi noi, i nostri figli e i nostri nipoti saremo costretti a vivere in un ambiente più caldo dell’attuale.

Conviene dunque elaborare per tempo una «strategia di adattamento» insieme a quella di mitigazione. Le cose da fare, in pratica, sono molte. Da quelle più banali – come per esempio scegliere asfalti per le strade più resistenti al calore – a quelle più impegnative: come per esempio evitare che le onde di calore, che aumenteranno di frequenza, colgano impreparate le persone più anziane come è successo nell’estate 2003.

Ma una strategia, per essere efficace, deve avere degli obiettivi chiari e delle linee guida precise. È questo il campito della Conferenza che si apre domani. Noi, con molta modestia, di obiettivi ne indichiamo quattro, che poi sono quelli già scelti dalla Francia: tutelare la salute dell’uomo; proteggere il territorio e la sua biodiversità; minimizzare i rischi e cogliere le opportunità, anche economiche, che i cambiamenti del clima e i vincoli internazionali ci pongono; fare in modo che, in Italia come nel resto del mondo, rischi e opportunità siano equamente divisi e che l’aumento della temperatura non diventi un nuovo fattore di disuguaglianza e di esclusione sociale.

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