[11/09/2007] Energia

La Coop studia come vendere l´energia e punta sulle rinnovabili

LIVORNO. La Coop potrebbe diventare uno dei protagonisti della liberalizzazione del mercato dell’energia. Lo ha rivelato nei giorni scorsi il presidente Aldo Soldi (Nella foto), che ha ammesso di guardare con attenzione allo sviluppo della situazione sul fronte normativo. L’ingresso del sistema cooperativo potrebbe portare interessanti vantaggi dal punto di vista dell’equità sociale.
«Noi siamo partiti da questa considerazione – spiega Soldi - : ci sono per le famiglie consumi importanti che impegnano parte significativa del reddito. Uno fra questi è quello energetico, e stante il processo di liberalizzazione in atto stiamo riflettendo sulla possibilità di svolgere un ruolo all’interno di questo segmento. Sono in corso una serie di approfondimenti all’interno di Coop e diversi contatti all’esterno per saggiare le disponibilità di eventuali partner».

In Europa esistono già esempi di offerte di energia da parte della grande distribuzione.
«Sì, ma noi pensiamo a qualcosa di diverso, guardiamo con interesse per esempio alle esperienze degli Stati Uniti, dove esistono utenti che si sono riuniti in cooperative contrattando servizi e trattamenti per i loro soci, mentre finora la gdo si è orientata maggiormente in un’ottica di servizio al consumatore più che di contatto diretto. Siamo comunque in attesa che il quadro normativo vada a definirsi in modo compiuto per prendere le nostre decisioni».

Che tipo di energia potreste vendere? Punterete solo alla convenienza o anche alla qualità, offrendo cioè energie prodotte da fonti rinnovabili e non fossili?
«Io credo che l’impegno che oggi stiamo manifestando internamente nel campo delle rinnovabili, con la realizzazione di impianti fotovoltaici utili al nostro fabbisogno, sia un’attenzione da mantenere anche nel caso di un eventuale ingresso diretto nel mercato dell’energia. E’ però veramente troppo presto per dire qualcosa di più, se non che sul territorio abbiamo già piccole esperienze, per esempio sia in Trentino che in Piemonte ci sono nostri insediamenti che già producono energia da fonti rinnovabili e che la rivendono all’esterno».

Il vostro è probabilmente un osservatorio privilegiato per capire quanto la sensibilità ecologica sia entrata nelle abitudini dei consumatori.
«Questa tendenza andrebbe monitorata in modo serio e continuativo, ma è indubbio che negli anni abbiamo potuto toccare con mano la crescita di una consapevolezza ambientalista. Su questi temi noi facciamo campagne importanti cercando di sviluppare anche il lato educativo. Per esempio all’inizio dell’anno abbiamo fatto una promozione di tutti i materiali per l’illuminazione a risparmio energetico, ed ha ottenuto un grande successo. Ma in generale la sensazione è che ci sia da parte dei consumatori un’attenzione crescente ».

Dal punto di vista del risparmio di materia, cioè sulla riduzione degli imballaggi e conseguentemente dei rifiuti, siamo invece ancora molto indietro. Sono pochissimi i supermercati che vendono qualche prodotto “alla spina”….
«Noi ci impegniamo molto sul fronte della riduzione prima, ma anche del recupero e del riciclo poi, cercando di fare anche informazione fin dalle scuole. E agiamo concretamente sui prodotti a marchio nostro che non sono poca cosa, visto che rappresentano il 20% del fatturato complessivo. Abbiamo fatto lavori molto importanti per il contenimento e l’eliminazione degli imballaggi inutili da tutti i nostri prodotti, semplificando al massimo il packaging. Purtroppo non si tratta di soluzioni immediate perché talvolta l’impatto con i consumatori è stato hard e c’è voluto molto tempo perché i nuovi formati fossero assimilati».

E i punti vendita di prodotti alla spina?
«Ci sono diverse esperienze in corso, una che riguarda l’acqua è abbastanza diffusa e una sui detersivi la stiamo sperimentando in qualche negozio della Toscana. In effetti però non c’è una strategia globale, si tratta più che altro di esperimenti che sarebbe interessante sviluppare sia dal punto di vista del risparmio di materia sia da quello del risparmio economico per i consumatori».

Perché allora non si sviluppa questo tipo di vendita?
«Perché nella maggior parte dei casi si tratta di modificare abitudini consolidatissime. La singola iniziativa di un supermercato o comunque di una catena ha poche possibilità di sfondare, mentre sarebbe necessario uno sforzo congiunto che coinvolga le istituzioni ma anche i produttori e i distributori, Progetti unitari possono avere impatti sicuramente più forti, rendendo anche più veloce l’assimilazione a i nuovi stili di vita più sostenibili».

Torna all'archivio