[11/09/2007] Parchi

Bologna: «Le oasi del Wwf termometri del clima che cambia»

ROMA. «Le oasi del Wwf sono termometri perfetti per misurare e osservare le profonde trasformazioni che i nostri ecosistemi subiscono a causa del riscaldamento del mare e dell’atmosfera». A sostenerlo è Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia, che domani interverrà alla Conferenza nazionale sul clima per parlare di “Biodiversità e foreste”.

«Attraverso la rete di monitoraggio in queste porzioni di natura protetta stiamo osservando in maniera diretta e continua i cambiamenti del clima nel nostro Paese – prosegue Bologna - Sempre più le Oasi diventeranno un osservatorio sistematico degli impatti dei cambiamenti climatici e un luogo di sperimentazione di progetti di adattamento. Questo anche per offrire un patrimonio di conoscenze che consenta di adottare al più presto un Piano di adattamento al cambiamento climatico per l’Italia, in un quadro nazionale. Impegno che il Governo potrebbe concretamente prendere già in occasione della Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici che si terrà domani e dopodomani a Roma».

Elementi di criticità legati alle scarse precipitazioni sono situazioni comuni di molte zone umide. L’oasi di Persano (Salerno) durante la stagione estiva scompare proprio, o meglio scompare il lago e l’alveo del Sele si riduce ad un rigagnolo d’acqua. Per quanto riguarda il lago di Burano (Grosseto), l’aspetto più evidente è l’enorme riduzione del canneto negli ultimi 4/5 anni. L’ipotesi più accreditata è quella dell’ingresso del cuneo salino, con conseguente sofferenza per la vegetazione. A seguito di questa situazione anche altre piante, come le sughere, evidenziano uno stato di stress continuo, che aumenta il rischio di patologie.
Nella Riserva Statale degli Astroni (Napoli), negli ultimi anni si è riscontrato un incremento del numero e della consistenza delle frane. Proseguono inoltre gli schianti di alberi d’alto fusto, in alcuni casi apparentemente integri e localizzati in aree pianeggianti.

Problemi diversi ma non per questo meno gravi in montagna: nell´oasi di Valtrigona (Trento), il rio si è quasi completamente asciugato, fatto questo che probabilmente non era mai avvenuto in passato (dai ricordi di residenti locali). La portata del torrente che attraversa l´oasi si è sensibilmente ridotta ed anche il livello del laghetto di Agnelezza, dove si riproduce il tritone alpino, è visibilmente calato. Questo è dovuto alla scarsità di precipitazioni nevose registrate durante l´ultimo inverno che ha messo in crisi le falde acquifere. Anche alcune sporadiche piogge non hanno purtroppo compensato l’effetto negativo. Sempre nell’oasi, la preoccupazione più grande è che il piccolo nucleo di pernice bianca presente, possa scomparire, così come rischia di avvenire in gran parte delle nostre Alpi.

L’aumento della temperatura sta creando seri problemi anche ad una delle più belle querce del nostro paese, la farnia: al nord il problema è diffuso, così come rilevato nella Riserva Bosco di Vanzago dove molti esemplari sono morti e altri rischiano la stessa fine.

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