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[ 5 agosto 2009 ] Aree protette e biodiversità | Clima | Economia ecologica

La piccole isole del Pacifico chiedono ad Australia e Nuova Zelanda di tagliare i gas serra del 45%

LIVORNO. Aprendo a Cairns, in Australia il summit dei capi di Stato e di governo delle Smaller island states (Sis) che riunisce i piccoli stati insulari del Pacifico, il primo ministro di Niue, Toke Talagi, ha detto che «l'alleanza delle 7 nazioni premerà su Australia e Nuova Zelanda perché accettino di ridurre le loro emissioni di gas serra del 45% entro il 2020 e dell'85% entro il 2050». Il Sis comprende minuscoli Stati che rischiano di scomparire nell'oceano che si innalza sotto l'effetto del cambiamento climatico: Isole Cook, Kiribati, Nauru, Niue, Palau, Isole Marshall e  Tuvalu. L'incontro degli Smaller island states ha preceduto il quarantesimo Pacific Islands Forum, del quale Talagi è presidente uscente, dedicato alla difficile situazione delle Figi, dove si susseguono colpi di stato per impedire che la comunità indiana abbia gli stessi diritti politici dei figiani.

I rappresentanti di atolli, arcipelaghi ed isole del Pacifico sono a Cairns, nel nord-est dell'Australia, proprio per cercare di fare pressione sulle due potenze dell'Oceania perché riducano le loro emissioni di gas serra, l'uniche veramente di rilievo, visto che sono i soli Paesi ricchi ed industrializzati della regione.

«Siamo coscienti delle difficoltà che hanno i Paesi sviluppati a rispettare i cambiamenti necessari - ha detto Talagi -  Ma dobbiamo tener duro sulle emissioni di gas serra e promuovere le idee  del Sis per quel che riguarda il cambiamento climatico».

Il governo australiano é disposto a riduzioni di gas serra molto lontane da quanto chiedono ai piccoli Stati insulari e gli altri Paesi in via di sviluppo: tra il 5  e il 15% entro il  2020 in rapporto ai livelli del 2000, mentre la Nuova Zelanda si é data l'obiettivo di ridurre le sue emissioni di gas serra del 50% entro il lontanissimo  2050 rispetto al 1990, ma a quel tempo  molte delle isole del Pacifico e probabilmente interi piccoli Stati rischiano di essere cancellati dalla carta geografica dal Global warming.

Talagi ha detto che il summit dei Sis è stato dedicato anche a dibattere affari specifici dei piccoli Stati insulari del Pacifico: il traffico marittimo sub-regionale, la mobilità della manodopera, gli acquisti di prodotti petroliferi, i finanziamenti e soprattutto la fissazione di una data obbligatoria per avviare la messa in atto della Dichiarazione di Niue sul cambiamento climatico che prevede azioni concrete ed efficaci a livello locale, regionale ed internazionale.

«Questo é un problema reale - ha detto Tagi - che non sarà bloccato minaccerà il nostro livello di vita. Poiché siamo tutti interessati, occorre il nostro comune interessamento per continuare a spingere per una maggiore azione sul cambiamento climatico. Penso che dobbiamo affrettare i preparativi per assicurarci di riuscire ad ispirare la migliore successione la Protocollo di Kyoto a Copenhagen per il 2012».

Il presidente uscente del Pacific Islands Forum, al quale succederà il premier australiano Kevin Rudd, ha aggiunto che il cambiamento climatico resterà a lungo un problema per la regione: «Mentre tutti ce ne stiamo interessando, la situazione per i piccoli Stati insulari è abbastanza preoccupante. Per loro, scelte come il reinsediamento devono essere considerate seriamente e mi chiedo se il Forum è pronto ad iniziare le discussioni formali su questo tema».